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Elodermo1

Farmacia-natura:
la lucertola-western
è a prova di diabete

La "lucertola di Tex Willer" non è solo un fumetto. Il solitario abitante dei deserti tra Usa e Messico, comparsa in tanti western di carta e celluloide, esiste davvero e si chiama eloderma sospetto. E il sospetto, la lucertola un tempo indispettita dall`andirivieni dei cow-boys, l`ha fatto venire agli scienziati. Per quale oscura ragione, si sono chiesti, un rettile mostruoso come pochi (l`altro suo nome non a caso è mostro di Gila) ha un metabolismo degli zuccheri a prova di bomba? Merito del veleno. La lucertolona-western lo custodisce in fondo alla bocca, in un dente cavo. I ricercatori di un colosso farmaceutico americano si sono messi all`opera e ne hanno elaborato una versione sintetica per farne un farmaco per il diabete.
Benvenuti alla farmacia-natura. Se una mela al giorno allontana il dottore, si pensi a quello che possono insieme regno vegetale e animale. Rettili e insetti, bacche, frutti e radici: dall`ecosistema arrivano scoperte scientifiche che hanno cambiato la medicina. Una molecola qui, una sostanza là, dai fondali alle cime degli alberi, nel sottosuolo e a mezz`aria. L`uomo lo sa da millenni, anche se rischia di dimenticarsi la regola numero uno del "galateo biologico": rispettare la biodiversità. "Perdere la biodiversità significa anche questo, perdere le opportunità di cura che la natura offre", spiega Fulvio Fraticelli, direttore scientifico del Bioparco di Roma. Qui, fino al 30 giugno, è ospitata la mostra "Regali di natura - il valore della biodiversità": un microcosmo in miniatura per toccare con mano (stando attenti al dente dell`eloderma, ovviamente) il valore di quello che ci circonda, nutre e cura. Cose sconosciute ai più.
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A spasso per la mostra si viene a scoprire, ad esempio, che i principi attivi di origine naturale sono alla base della maggioranza dei farmaci in commercio e che i componenti naturali dei farmaci derivano per il 74% dai vegetali, per il 18% dai funghi, per il 5% dai batteri e per il 3% dagli animali. Non solo: il 60% dei principi attivi anti-cancro scoperti negli ultimi dieci anni deriva da piante tropicali. Come l`elegantissima pervinca rosa del Madagascar: somiglia ad una primula, con foglie carnose. Dalla pervinca si estraggono sostanze che hanno reso più efficace la cura della leucemia e aumentato le speranze di vita per i bambini dal 10% al 90%.
Cambio di continente, altra scoperta: i simpatici dendrobatidi, anfibi dai colori psichedelici, giallissimi o rossissimi. Le popolazioni indigene del Sudamerica ne usano il veleno che traspira dalla pelle per rendere più letali le frecce. Per questo le chiamano anche "rane della punta di freccia". Con quei colori non potevano passare inosservate agli occhi degli scienziati, che con quello stesso veleno hanno messo a punto un potente analgesico per sedare le emicranie più importune. "Sin dall`antichità gli uomini hanno utilizzato tutte le risorse mediche, sperimentato pozioni e medicamenti - ricorda Fraticelli - certe volte rimettendoci anche la pelle, molte altre trovando la soluzione alle loro malattie nella ricchezza della natura".
Oggi i centri di ricerca fanno lo stesso. Prima l`osservazione, poi la terapia. Facendo tappa anche negli abissi dell`oceano. Non tutti sanno, ad esempio, che gli squali sono tra le poche specie animali che non si ammalano di tumore. Il predatore dei mari è così diventato ben presto specie da preservare: nel fegato dello spinarolo (pesce della famiglia degli squali) i biologi hanno individuato la squalamina, sostanza che blocca l`angiogenesi. In sostanza, impedisce la creazione di nuovi vasi sanguigni che alimentano il tumore, interrompe i rifornimenti e lo lascia morire di fame.
"A differenza delle piante - continua Fraticelli - noi non siamo in grado, se non in minima parte, di trasformare l`energia del sole e quindi è necessario che i vegetali e, in seconda battuta, gli animali lo facciano per noi". La condizione di sopravvivenza. Una storia a lieto fine? Tutt`altro. Il rischio è che selezioni genetiche, colture-fotocopia, i capricci del mercato che vuole frutta perfetta, simile a cera, svuotino l`immensa cornucopia naturale. Un dato: le specie a rischio di estinzione sono circa 17 mila, altre 44 mila quelle minacciate. "Per fare un esempio, che cosa succederebbe - domanda Fraticelli - se ridotte le centinaia di varietà di mele alle cinque più appetite dal mercato arrivasse un parassita?". La risposta è nelle proporzioni: 200 mele contro un parassita sono meglio di 5 mele contro uno. Il pericolo è dimenticarsi la mela. E forse pure il dottore.
(aggiornato il 14-04-2009)

di cosimo colasanto (14/04/2009)

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