Logo salute24

Dieta dell’astronauta contro il morbo di Crohn

È una delle affezioni croniche dell’intestino più misteriose. Tanto che dal 1932, anno in cui il dottor Burril Bernard Crohn la descrisse per la prima volta ad oggi non ci sono ancora terapie efficaci. La terapia chirurgica non porta tuttavia ad una guarigione definitiva, ma in alcuni casi è necessaria anche se può comportare gravi complicazioni all’apparato digerente.
Il morbo di Cronh colpisce infatti prima la mucosa, poi i tessuti intestinali, con necrosi e ulcerazioni che provocano campi, diarrea, febbre e perdita di peso, fino a possibili occlusioni e perforazioni del tratto intestinale interessato.
Ancora non è chiara l’origine della malattia. Per alcuni sarebbe legata alla presenza di un antigene, con una predisposizione ereditaria. Il morbo ha anche una predilezione per le donne, tra i 30 e 50 anni. Altri studi invece hanno messo in luce il ruolo chiave dei batteri. In particolare di un batterio: l’Helicobacter hepaticus, microrganismo che provoca i sintomi del morbo di Crohn, colite ulcerosa e il comunissimo intestino irritabile.
I ricercatori di Harvard hanno scoperto che contro il temibile hepaticus si può “schierare” un batterio “buono”, il Bacteroides fragilis, che messo in competizione con il nemico ha dimostrato di poterlo neutralizzare. La scoperta, che si è meritata tra l’altro la copertina di Nature, ha avuto un topo come protagonista. A quest’ultimo gli studiosi hanno prima tolto la famiglia di batteri fragilis che compongono il 30 per cento della flora intestinale, per poi somministrare l’hepaticus. Questo ha provocato l’istantanea comparsa dei sintomi del morbo, che solo la reintroduzione del batterio buono è riuscita a bloccare.
In sostanza, il fragilis funziona come una sentinella: sviluppa sulla sua membrana uno polisaccaride in grado di richiamare l’attenzione del sistema immunitario contro gli ospiti infiammatori. La scoperta promette di portare in breve termine alla creazione di un farmaco che riproduca l’azione dei batteri.
Nell’attesa le conseguenze del morbo di Crohn si sconfiggono anche a tavola, per esempio con la “dieta dell’astronauta”: liquidi e vitamine che nutrono gli “esploratori spaziali” sono ritenuti amici dell’intestino.
Il consiglio alimentare arriva dal Congresso sulle malattie infiammatorie croniche dell’intestino a Pieve di Cento (Bologna).
Gli astronauti, infatti, fanno largo uso di liquidi in cui sono sciolte diverse sostanze nutritive senza le scorie e le fibre che complicano il lavoro dell’intestino. “Nei paesi anglosassoni – spiega Giorgio Zoli, direttore di Medicina interna dell’ospedale di Cento – queste diete vengono somministrate a tutte le età, sia agli adolescenti che agli anziani, perché contengono tutte le sostanze nutritive utili alla crescita”.

di
Pubblicato il 10/09/2008