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La carezza in un «tocco»: 5 centimetri al secondo per sentire le coccole

Ecco spiegato il motivo per cui le coccole sono tanto amate: la pressione esercitata da una carezza o un massaggio sulla pelle trasmette una sensazione di piacere al cervello attraverso un gruppo di fibre nervose definite “nervi C-tattili del piacere”. È quanto emerge dallo studio pubblicato su Nature Neuroscience dai ricercatori dell`Università Usa del Nord Carolina, che hanno individuato una classe di fibre nervose della pelle responsabili della percezione piacevole che si manifesta in risposta a una carezza.
4 o 5 centimetri al secondo - Durante la ricerca gli studiosi hanno analizzato le reazioni nervose di 20 persone sfiorandone la pelle dell`avambraccio con tocchi di velocità gradualmente diversa. In questo modo sono riusciti a individuare un gruppo di fibre nervose che si attivano nel momento in cui lo sfioramento viene avvertito a una velocità tale per cui risulta piacevole. Se la pressione risulta più rapida o più lenta rispetto alla velocità ottimale, il contatto non viene “sentito” come gradevole e i nervi C-tattili non vengono attivati, per cui non può giungere lo stimolo al cervello. Dallo studio è emerso che la velocità ottimale delle carezze è di circa 4-5 centimetri al secondo, che sembrerebbe la stessa adottata da una madre per coccolare il proprio bambino o dalle coppie di innamorati per dimostrarsi affetto reciproco.
Collo sì, mani no - Gli scienziati hanno anche scoperto che le fibre nervose C-tattili sono presenti solo sulle parti del corpo “predisposte alle coccole”, cioè adatte a ricevere carezze: le fibre, per esempio, non si trovano sul palmo della mano poiché la loro presenza potrebbe rappresentare una “fonte di distrazione” che le impedirebbe di svolgere i propri compiti.

L`evoluzione - Secondo i ricercatori le origini di questo meccanismo sarebbero legate a un processo evolutivo che regola i rapporti tra gli esseri umani. Le coccole, infatti, risalirebbero ai tempi dei nostri antenati, che erano già soliti utilizzarle non solo nei confronti dei più piccoli della famiglia, ma anche tra adulti.

di nadia comerci
Pubblicato il 14/04/2009