Tumore al seno:
«No alla mammografia
sotto casa»
Un`italiana su 11 rischia di ricevere una diagnosi di tumore del seno nel corso della vita e una su 50 di morirne. L’incidenza è simile in tutte le Regioni ma ciò, purtroppo, non è vero per i programmi di screening. Difficile, in molti casi, accedervi, mentre in altri ci si affida a centri non accreditati.“Esiste una grave differenza fra Centro-Nord, Sud e Isole", spiega Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia Medica del Regina Elena di Roma e presidente del Convegno International Meeting on new drugs in breast cancer, in corso nella capitale.
Se nel settentrione 8 donne su 10 dichiarano di aver eseguito almeno una mammografia preventiva, la percentuale scende a una su 2 nell’Italia meridionale. L’estensione effettiva dei programmi di screening attivi al 2007 è pari all’82.9% al Nord, al 73.3% al Centro e solo al 27.6 % al Sud. E la sopravvivenza cambia di conseguenza: al nord è del 10% più elevata. Su questo tema si sta impegnando in particolare la Commissione prevenzione e screening del ministero della Salute, con progetti e proposte concreti per garantire pari accesso all’assistenza sanitaria a tutti i cittadini”.
Altra battaglia che vede gli specialisti uniti e determinati è il contrasto dello screening “opportunistico”: “Troppe donne si rivolgono per la mammografia alla piccola struttura `sotto casa` e questo rischia di minare la serietà dei controlli e la credibilità dei risultati. Va invece potenziato l’accreditamento istituzionale di Centri specialistici nazionali di livello”. Per Francesco Bevere, direttore generale dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e dell’Istituto Dermatologico San Gallicano “bisogna investire per creare reti oncologiche regionali fortemente collegate e coordinate da centri di altissima specializzazione".
Se nel settentrione 8 donne su 10 dichiarano di aver eseguito almeno una mammografia preventiva, la percentuale scende a una su 2 nell’Italia meridionale. L’estensione effettiva dei programmi di screening attivi al 2007 è pari all’82.9% al Nord, al 73.3% al Centro e solo al 27.6 % al Sud. E la sopravvivenza cambia di conseguenza: al nord è del 10% più elevata. Su questo tema si sta impegnando in particolare la Commissione prevenzione e screening del ministero della Salute, con progetti e proposte concreti per garantire pari accesso all’assistenza sanitaria a tutti i cittadini”.
Altra battaglia che vede gli specialisti uniti e determinati è il contrasto dello screening “opportunistico”: “Troppe donne si rivolgono per la mammografia alla piccola struttura `sotto casa` e questo rischia di minare la serietà dei controlli e la credibilità dei risultati. Va invece potenziato l’accreditamento istituzionale di Centri specialistici nazionali di livello”. Per Francesco Bevere, direttore generale dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena e dell’Istituto Dermatologico San Gallicano “bisogna investire per creare reti oncologiche regionali fortemente collegate e coordinate da centri di altissima specializzazione".
di cosimo colasanto (17/04/2009)

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