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Boutique o mega-store? Per lo shop-addicted piccolo è meglio

Una vera e propria scienza dello shopping: dimmi in che tipo di negozio vai e ti dirò quanto acquisterai. Pare infatti che i consumatori preferiscano andare in massa nei centri commerciali ma al momento di comprare scelgano la meno caotica bottega sotto casa.
Come allo zoo - La conferma che l`affollamento da iper-shop e la propensione a spendere non siano poi così strettamente legati arriva da uno studio americano pubblicato sul Journal of Consumer Research. Secondo i ricercatori i grandi ipermercati, piazze organizzate intorno alle offerte speciali e alle mode del momento, funzionano bene come calamita per i maniaci dello shopping, ma il tempo speso nella "perlustrazione" spesso non si traduce nell’effettivo acquisto dei prodotti. Si passeggia, si guarda, qualche volta si prova un abito, ma tutto questo non si traduce in più compere. Il perché lo spiega la mappa disegnata dai percorsi dei carrelli: i ricercatori hanno utilizzato un sistema computerizzato per analizzare i frenetici e tortuosi percorsi dei visitatori, più simili a quelli di un disorientato visitatore allo zoo che di un acquirente convinto del fatto suo.
Una inconscia strategia - La regola generale dovrebbe essere questa: più tempo il cliente trascorre all’interno del negozio più il desiderio di comprare diventa irresistibile. Non sempre è così. Uno degli effetti collaterali è noto: spesso piuttosto che portarsi a casa prodotti “virtuosi” – come, ad esempio, un alimento sano – si finisce per scegliere prodotti “viziosi”, quali snack e bevande poco salutari.
Modelli di consumo per controllare l`ossessione da shopping - La shopping-mania, avvertono gli specialisti, è comunque un fenomeno controllabile: si studia l’esperienza d’acquisto non solo per vendere di più, ma per far "comprare meglio". I modelli di consumo, la disposizione dei prodotti, i percorsi da negozio a negozio servono ad architetti e designer per ripensare gli spazi dei centri commerciali. Obiettivo: riorganizzare gli ambienti. Così luoghi anonimi si stanno trasformando in aree espositive, più simili a botteghe di artigiani che a caotici mercatini delle pulci. Uno dei principi di questa "disciplina" è passare ai "raggi x" gli stili di consumo. Anche quelli più estremi.
Shopaholic: chi sono e cosa comprano - Per questo gli studiosi hanno stilato l`identikit dello shopping-dipendente. A partire da quello che si mette nel carrello. Esiste infatti una sorta di lista della spesa ideale dello “shopaholic”: le donne - gran parte della categoria, prevalentemente tra i 25 e i 35 anni con una media capacità economica e un titolo di studio elevato - prediligono abiti e accessori. Gli uomini abitano invece il "pianeta-hitech", scelgono di preferenza status symbol e, stando alle statistiche,non sono più in minoranza. Potere dell`Iphone e del netbook.

di Cosimo Colasanto (ha collaborato Clara Serretta)
Pubblicato il 24/04/2009