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Pol1

Influenza suina:
da Tucidide ai maiali
il virus diventa low-cost

Militari e turisti, maiali e volatili, virus e batteri. La carovana delle epidemie globali è diventata nei secoli più grande e ingombra di ospiti. Se la febbre suina farà paura, però, non sarà colpa degli eserciti, a patto di ignorare, almeno stavolta, le leggende che già circolano su Internet. L`allarme-peste fiorisce infatti sempre su scenari da fantamedicina: laboratori segreti e sotterranei, camici bianchi arruolati per lavorare su micidiali armi batteriologiche, provette di virus letali che scompaiono misteriosamente. Gli ingredienti sono sempre gli stessi.
Il batterio di Tucidide - Una cosa è vera. Guerra e super-malattie hanno formato in passato un connubio insuperabile. Assedi e conflitti sono il "brodo di coltura" perfetto per ogni tipo di pestilenza: penuria di cibo, condizioni igieniche precarie, promiscuità di uomini e bestie, cavalli in testa, sono terreno fertile per qualsiasi contaminazione. Storicamente, il virus si insinua tra le truppe e dalle truppe passa ai civili. Febbre da accampamento, febbre navale: i nomi usati in passato per il tifo non sono affatto casuali. I campi di battaglia, le tende superaffollate, le pance delle navi da guerra stracolme di marinai e poco o per nulla areate sono i luoghi in cui, dai tempi della Crociate fino alla campagna di Russia di Napoleone, i soldati hanno fatto da "incubatori" per una gran numero di epidemie. C`è quella del Peloponneso, anno 430 avanti Cristo, descritta nei dettagli dallo storico Tucidide: falcidiò un militare ateniese su quattro. Fu così letale che il batterio non faceva in tempo a passare da uomo a uomo, tanto era veloce nel fare piazza pulita del suo ospite umano.
Dai mercanti ai Promessi sposi - Altre volte il decorso della malattia era più lungo: la trasportavano silenziosamente nelle vene e nei polmoni le truppe vittoriose, tutto il tempo per tornare a casa e infettare mogli, figli e concittadini. Tra il 165 e il 180 d.C. un tipo di vaiolo arrivò così a Roma, trasportato dalle armate di ritorno dalle province del vicino oriente. Giunto nella capitale dell`Impero fece 5 mila vittime al giorno. Qualche secolo dopo, orde barbariche e militari di professione persero l`esclusiva sulle infezioni e ai traghettatori tradizionali si aggiunsero i mercanti: la peste nera, madre di tutte le pesti a venire compresa quella manzoniana di Renzo e Lucia, si diffuse in Europa in questo modo dal 1300 in poi, a bordo di navi, nascosta nelle mercanzie e nel sangue degli equipaggi che provenivano dall`Asia. In sei anni sterminò un quarto della popolazione europea: morirono circa venti milioni di persone. Topi e pulci i maggiori imputati.
La spagnola - I soldati restano i protagonisti della più spietata tra le epidemie dell`epoca moderna: la spagnola. La "grande guerra" del `15-`18 fu responsabile due volte: la prima perché facilitava il contagio, la seconda perché a portare il morbo in Europa furono ancora una volta gli eserciti. Il sospetto, allora, cadde su quello americano che trasmise l`infezione ai francesi e da questi ad alleati e nemici al fronte e poi fino alle retrovie. Circa 25 milioni di morti, secondo alcuni anche il doppio, in poco più di 6 mesi. Ci volle un anno e mezzo perché l`epidemia perdesse la sua carica virulenta.
I virus con la valigia - Dalla fine del `900 i virus hanno abbandonato i militari e si sono affezionati ai turisti. Sono i "virus con la valigia". I bilanci delle vittime, per fortuna, sono cambiati radicalmente. La Sars, Sindrome Acuta Respiratoria Severa, da quando è comparsa sul finire del 2002 in Cina ha provocato circa un migliaio di morti. Il cordone sanitario è caduto come un grande muraglia intorno a merci, esportazioni, passeggeri e qualsiasi cosa si muovesse e transitasse per la Cina. Più difficile circoscrivere la diffusione dell`aviaria, ma il monitoraggio internazionale funziona a dovere. Il ceppo dell`"influenza degli uccelli", l`H5N1, è costantemente sotto controllo, dal Vietnam fino all`Egitto: poche centinaia di casi conclamati e di vittime che sempre più si contano sulla punta delle dita come casi isolati. La psicosi collettiva è stata più "virulenta" della stessa epidemia.
La febbre suina - Adesso tocca ai maiali. Gli animali sono da sempre fonti di malattie trasmesse all`uomo, non tutte micidiali. Stalle, allevamenti e persino i cortili sono piccoli laboratori genetici in cui i virus si mescolano a pezzi di Dna animale, si incrociano e trasformano. Spesso il circolo si interrompe subito, quando l`agente patogeno non ce la fa a passare da uomo a uomo. Altre volte va peggio: per la febbre dei suini il contagio interumano è stato accertato sin da subito in Messico. Il resto lo fa il turismo low-cost che accorcia le distanze e trasforma l`emergenza locale in planetaria e l`allarme in condizione normale. L`anno scorso nel paese del Centro-America sono arrivati 18 milioni di turisti, 280 mila erano italiani. Il ministero degli Esteri consiglia di rinviare, per ora, i propri programmi di viaggio nelle aree colpite.

di cosimo colasanto (27/04/2009)

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Commenti dei lettori

    • Rigon Maurizio17/05/2009
    • Ma se dovessi andare in Messico posso stare tranqillo