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Contro la febbre suina
sono davvero efficaci
le mascherine?
È il popolo dei mascherati: sguardo circospetto, naso e bocca coperti, quattro lacci tesi che corrono lungo le guance e si fissano dietro le orecchie. Contro la febbre suina, per ora, non c’è altro rimedio. Il vaccino, avvisano i virologi, sarà pronto in non meno di 3-4 mesi. Ma può una semplice mascherina proteggere da una epidemia che neanche confini e oceani hanno saputo fermare?
Quattro volte più sicuri - Non c’è alcun dubbio che le mascherine aiutino a difendersi. Se usate correttamente, avvertono gli esperti del Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), praticamente la rete americana dei centri per le malattie infettive, possono ridurre il rischio di contrarre l`influenza fino a quattro volte. A patto di indossarle bene, una volta sola e poi, nel caso delle monouso, buttarle via. D’altra parte nessun dispositivo può offrire la garanzia di essere immuni dal contagio: non è utile né pratico tenerle tutto il tempo, ad esempio.
Le diverse tipologie - Le richieste alla aziende produttrici sono schizzate alle stelle. In un giorno solo la Spagna ne ha richiesti 4 milioni di pezzi. Gli esperti, però, avvertono: c’è maschera e maschera. Dalle immagini che arrivano da Messico e Stati Uniti si nota che la maggior parte di persone indossa semplici mascherine chirurgiche, leggere, confortevoli e meno opprimenti. Servono a proteggere dalle goccioline infette che fortuitamente potrebbero insinuarsi nel nostro corpo attraverso naso e bocca. Non rappresentano però una barriera per le particelle più piccole.
Per questo motivo sono più raccomandabili i cosiddetti respiratori del tipo N95: queste maschere, in apparenza molto simili alle prime, riescono a filtrare, oltre alle gocce di saliva, anche le particelle più piccole. Sono più efficaci ma indubbiamente meno confortevoli: i respiratori aderiscono meglio al viso (differiscono infatti per misura e grandezza), e per questo motivo sono più difficilmente sopportabili per un’intera giornata. Sono indicate nelle situazioni di “stretto contatto” con una persona infetta (secondo l’Organizzazione mondiale della sanità “a stretto contatto” vuol dire a meno di un metro di distanza) e quindi per il personale sanitario. Quelle con filtro al carbonio, costo dai 30 euro in su, frenano fino al 95% degli agenti infettivi.
Altre precauzioni - Ci sono alcune circostanze nelle quali il loro uso è fondamentale: quando si frequentano luoghi affollati, dove bocca e naso sono ancor più esposti ai germi, spesso scagliati a metri di distanza da semplici starnuti o colpi di tosse. Altre piccole precauzioni quotidiane possono diminuire il dilagarsi del virus: lavarsi spesso le mani, rimanere a casa se ammalati, coprire la bocca quando si tossisce sono tutti gesti minimi efficaci contro qualsiasi influenza, quella suina compresa.
Quattro volte più sicuri - Non c’è alcun dubbio che le mascherine aiutino a difendersi. Se usate correttamente, avvertono gli esperti del Cdc (Centers for Disease Control and Prevention), praticamente la rete americana dei centri per le malattie infettive, possono ridurre il rischio di contrarre l`influenza fino a quattro volte. A patto di indossarle bene, una volta sola e poi, nel caso delle monouso, buttarle via. D’altra parte nessun dispositivo può offrire la garanzia di essere immuni dal contagio: non è utile né pratico tenerle tutto il tempo, ad esempio.
Le diverse tipologie - Le richieste alla aziende produttrici sono schizzate alle stelle. In un giorno solo la Spagna ne ha richiesti 4 milioni di pezzi. Gli esperti, però, avvertono: c’è maschera e maschera. Dalle immagini che arrivano da Messico e Stati Uniti si nota che la maggior parte di persone indossa semplici mascherine chirurgiche, leggere, confortevoli e meno opprimenti. Servono a proteggere dalle goccioline infette che fortuitamente potrebbero insinuarsi nel nostro corpo attraverso naso e bocca. Non rappresentano però una barriera per le particelle più piccole.
Per questo motivo sono più raccomandabili i cosiddetti respiratori del tipo N95: queste maschere, in apparenza molto simili alle prime, riescono a filtrare, oltre alle gocce di saliva, anche le particelle più piccole. Sono più efficaci ma indubbiamente meno confortevoli: i respiratori aderiscono meglio al viso (differiscono infatti per misura e grandezza), e per questo motivo sono più difficilmente sopportabili per un’intera giornata. Sono indicate nelle situazioni di “stretto contatto” con una persona infetta (secondo l’Organizzazione mondiale della sanità “a stretto contatto” vuol dire a meno di un metro di distanza) e quindi per il personale sanitario. Quelle con filtro al carbonio, costo dai 30 euro in su, frenano fino al 95% degli agenti infettivi.
Altre precauzioni - Ci sono alcune circostanze nelle quali il loro uso è fondamentale: quando si frequentano luoghi affollati, dove bocca e naso sono ancor più esposti ai germi, spesso scagliati a metri di distanza da semplici starnuti o colpi di tosse. Altre piccole precauzioni quotidiane possono diminuire il dilagarsi del virus: lavarsi spesso le mani, rimanere a casa se ammalati, coprire la bocca quando si tossisce sono tutti gesti minimi efficaci contro qualsiasi influenza, quella suina compresa.
di paolo fiore (29/04/2009)
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Commenti dei lettori
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- Vi segnalo che i facciali filtranti N95 come pure gli FFP2 e FFP3, norma tecnica EN 149;2001 utilizzata per certificare i facciali filtranti per aerosol solidi e liquidi quali polveri e nebbie, non sono idonei per la prevenzione da rischio biologico. Il Virus A H1N1 è stato classificato come agente biologico gruppo 2 della Direttiva 54/2000 recepita nel ns. Ordinamento giuridico dal D.LGS 81/2008 all’ art. 268. Il Ministero del Lavoro, Politiche Sociali e Salute con la circolare del 20/05 u.s. (a pag. 6 ) nella “Misure per gli operatori sanitari” indica di utilizzare dispositivi di protezione individuale di III categoria certificati “….per la protezione da agenti biologici dei gruppi 2 e 3”. L’ISPESL , in qualità di organo competente ai sensi del T.U. D.Lgs 81/2008, si è più volte pronunciato definendo l’utilizzo di facciali filtranti FFP2, FFP3 (N95) non idoneo per la prevenzione da rischio biologico ed il loro impiego una “..inadempienza” ai sensi della vigente normativa

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