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«Superare la Legge 40 con molecole-spia e test sugli ovociti»

"Negli Stati Uniti non c’è una legge sulla fecondazione assistita. L’unico limite che abbiamo è il divieto di clonazione. Per il resto si tratta solo di linee guida di autoregolamentazione". A parlare è Pasquale Patrizio dell’Università di Yale (Usa), che a margine dell’ottavo Convegno della Società Mediterranea, tenutosi a Firenze dal 7 al 9 maggio, ripercorre le differenze tra legislazione italiana e statunitense, con un occhio alle nuove tecnologie a servizio della medicina riproduttiva.
Negli Usa, in base agli ultimi dati disponibili (2006), la percentuale di successo della fecondazione assistita è pari al 40%, quasi il doppio rispetto alla media italiana, pari al 21%. "In Italia, la Legge 40 è molto restrittiva per i medici e non favorisce le pazienti", prosegue Patrizio, ricercatore italo-americano emigrato 21 anni fa negli Stati Uniti. "Inoltre, questa legge produce un aumento dei parti multipli con un incremento dei costi sanitari conseguenti. La legge ha avuto anche aspetti positivi – prosegue Patrizio -, spingendo la ricerca sulla fecondazione assistita a perfezionare le tecniche di congelamento degli ovociti. Ma molte donne italiane continuano a venire negli Usa anche perché ci sono delle tecniche che in Italia non sono consentite dalla legge". Non c`è solo il problema del congelamento degli embrioni. Infatti, "arrivano da noi donne che hanno necessità di diagnosi pre-impianto dopo che hanno avuto già un figlio con malattie genetiche e non vogliono che ciò avvenga di nuovo". Oppure, spiega ancora lo specialista, "giungono donne che necessitano di un utero in affitto", nei casi in cui la malattia ha reso impossibile avere un figlio.
Per quanto riguarda gli studi presentati al meeting fiorentino, Patrizio sottolinea come "attraverso la tecnologia molecolare è possibile capire se determinate uova potranno proseguire lo sviluppo e diventare dei feti". In questo modo è già oggi possibile razionalizzare il lavoro, evitando così di impiantare embrioni che non sono in grado di svilupparsi. Ma la tecnologia molecolare è ancora in fase di sperimentazione. "Abbiamo identificato delle molecole-spia e nel giro di tre anni dovremmo averne una panoramica completa dei loro effetti".

di cosimo colasanto
Pubblicato il 11/05/2009