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I giudici: «Eluana può morire»

La battaglia legale dura dal 1999 e, con molta probabilità, non è ancora finita. Da una parte Beppino Englaro, dall’altra giudici e medici. Al centro un corpo conteso, quello di Eluana Englaro, in uno stato vegetativo permanente da 17 anni dopo un incidente stradale. Oggi la sezione civile della Corte d’Appello di Milano ha autorizzato il padre, in qualità di tutore, ad interrompere il trattamento di alimentazione terapeutica che tiene in vita il corpo di Eluana. “Non ci credo ancora, voglio leggere la sentenza”. Sono caute le prime parole di Beppino Englaro, che dal ’99 chiede di poter sospendere il trattamento, a suo parere sarebbe un’inutile forma di accanimento terapeutico.
I giudici milanesi sostengono che l’autorizzazione è stata una scelta “inevitabile” nei confronti di Eluana, “accertata la straordinaria durata del suo stato vegetativo permanente, l`altrettanto straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione della vita”. A sciogliere i dubbi dei magistrati c’è stata anche la valutazione del curatore speciale di Eluana Englaro, l’avvocato Franca Alessio, che aveva il compito di escludere “interessi egoistici del tutore”. Il suo orientamento a favore dello stop alla nutrizione artificiale è uno degli argomenti della motivazione con cui il giudice relatore, Filippo Lamanna, ha anche definito “inconciliabile” con la concezione della vita la sopravvivenza “solo solo biologica del suo corpo, in uno stato di assoluta soggezione passiva all`altrui volere”. Dopo aver ascoltato anche le testimonianze di alcune amiche di Eluana, i giudici “hanno deciso di autorizzare il tutore in accordo col personale sanitario a procedere all`interruzione del trattamento di sostegno vitale con tutte le cautele del caso”.

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Pubblicato il 14/07/2008