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I Mozart d’oriente:
l’orecchio assoluto
ha gli occhi a mandorla

Madre Natura non è anche maestra d`orchestra. E il sogno di tutti i musicisti, possedere l`"orecchio assoluto", non è un miraggio. Per una volta, infatti, i geni sono dalla nostra parte. Pentagrammi e chiavi musicali non sono inscritte nel Dna sin dalla nascita e la possibilità di riconoscere una nota appena ascoltata senza l`aiuto di uno strumento - facoltà che si definisce, per l`appunto, orecchio assoluto o perfetto - si può apprendere nel corso della vita. Gli orientali, però, sono avvantaggiati. Lo sostiene una ricerca americana appena pubblicata sul Journal of the Acoustical Society of America.
Facoltà non innata - Mozart, Tchaikovsky, Sinatra, Paganini e Hendrix ce l`avevano. Stravinsky, Ravel e Wagner no. I primi scorrevano la musica su un pentagramma virtuale, piazzando ogni nota al suo posto senza sforzo. I secondi, meno fortunati, avrebbero potuto rimediare alla lacuna, secondo quanto hanno scoperto gli scienziati dell`Università della California di San Diego (USA). Se avessero parlato il vietnamita o il mandarino come lingua madre sarebbe stato tutto ancora più facile. Sono gli orientali, infatti, ad avere una maggiore predisposizione a sviluppare quello che i musicologi definiscono l`"orecchio assoluto": distinguere un ``sol bemolle`` da un ``fa diesis``, riconoscere al volo un accordo, capire se piano e chitarra sono accordati alla perfezione o meno. E tutto senza avere sotto mano uno strumento da strimpellare alla bisogna. L`"orecchio relativo" è invece la versione con meno optional: si indovinano gli intervalli tra i suoni, ma la nota esatta rimane oscura.
Il mandarino aiuta - Le orecchie degli occidentali sono le più "povere". Si calcola che negli Stati Uniti e in Europa solo 1 persona su 10.000 sviluppi questa facoltà musicale. Le cose cambiano viaggiando verso est. Il team guidato dalla ricercatrice Diana Deutsch ha confermato che i musicisti che parlano vietnamita, mandarino o cantonese hanno maggiori chance di sviluppare l`oggetto del desiderio di tutti i compositori. Il motivo? Queste lingue hanno parole che differiscono tra loro per leggerissime variazioni di intonazione. Giocoforza, per comprenderle e parlarle correttamente, tutto l`apparato acustico si allena ogni giorno. E il Dna, per una volta, non c`entra nulla. "Per anni abbiamo creduto che l``orecchio perfetto` fosse una bel regalo concesso solo a poche persone geneticamente dotate - ha commentato la Deutsch - ma la nostra ricerca suggerisce che potrebbe essere disponibile virtualmente per tutti".
L`esperimento-Paganini - Lo studio  ha messo sotto esami i padiglioni auricolari di 203 studenti orientali iscritti ad una importante scuola di musica americana. A tutti sono state fatte ascoltare 36 note estese su tre ottave. I musicisti che avevano conservato meglio di altri la "parlantina" delle origini sono riusciti a cogliere il maggior numero di note esatte. Ma se non tutti nascono alle latitudini giuste o con il genio di Mozart, arrampicarsi per le scale musicali non è precluso a nessuno. Da anni è in commercio un metodo inventato da un pianista americano per "allenare l`orecchio". C`è chi lo trova affidabile, chi meno. Di certo, spiega la studiosa americana, i genitori che vogliono allevare "piccoli Paganini" - anche il compositore e violinista italiano aveva la "dote" - possono esercitare le loro abilità applicando "etichette verbali" ai toni musicali a cominciare dai primi anni. Oppure mandarli a un corso di mandarino.

di cosimo colasanto (22/05/2009)

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