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Il nuovo volto dell’Hiv: «Il virus è ’cronico’ ma non sotto controllo»

"Approfittare della `tregua` che l’HIV ci sta dando, in virtù dei nuovi farmaci, per programmare e sperimentare nuove strategie terapeutiche ed essere pronti qualora la loro efficacia e tollerabilità venisse meno". È questo l`obiettivo principale intorno al quale virologi, specialisti delle malattie infettive e associazioni dei pazienti si ritroveranno nella prima edizione di Icar - Italian Conference on AIDS and Retroviruses, in programma a Milano dal 24 al 26 maggio 2009 promossa dalla Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit) con la partecipazione delle associazioni dei pazienti Anlaids, Arcigay, Lila e Nadir.
"ICAR 2009 nasce per offrire alla comunità scientifica italiana e alle associazioni di volontariato un ambito di confronto per la diagnosi e la cura dell`infezione da HIV e delle patologie correlate", dichiara Antonella D`Arminio Monforte, Presidente Icar 2009 e direttore della Clinica Malattie Infettive e Tropicali dell`Azienda Ospedaliera San Paolo di Milano". Obiettivo è lavorare insieme, specialisti e associazioni, per la normalizzazione del paziente "anche sul piano dei parametri biologici", afferma Adriano Lazzarin, Presidente Icar 2009 e primario della divisione Malattie Infettive dell`Istituto San Raffaele di Milano.
La malattia, ricordano gli esperti, non è ancora sotto controllo: ogni anno altre 3-4 mila persone si ammalano nel nostro Paese. L`utilizzo di farmaci sempre più efficaci sta cambiando il volto della malattia, che sta diventando una patologia cronica in occidente. Anche se in una posizione di asimmetria rispetto alle altre nazioni, la ricerca "made in Italy" mantiene il 7° posto in termini di produzione scientifica relativa alla ricerca sull’AIDS tra i Paesi industrializzati.
Troppe sono ancora le zone d’ombra sia a livello terapeutico sia per quanto riguarda l’aspetto della prevenzione e del controllo della diffusione del virus. "Questo dà molto spazio alla necessità di approfondire tematiche quali la ricerca dei fattori genetici predisponenti - dichiara Massimo Galli, co-presidente della Conferenza e direttore Divisione Malattie Infettive e Tropicali dell`Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano -, lo studio dei diversi sottotipi del virus HIV, l’applicabilità di scienze quali la proteomica, la genomica, la farmacogenomica, in un contesto che deve rimettere il paziente e non solo l’epidemia al centro dell’attenzione".

di cosimo colasanto
Pubblicato il 22/05/2009

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