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Impronte digitali per trasfusioni più sicure

Un sistema biometrico per trasfusioni più sicure. Il Garante per la protezione dei dati personali ha autorizzato il rilevamento delle impronte digitali dei pazienti e del personale medico e paramendico per evitare errori di identificazione tra i malati e le sacche di emoderivati.
La decisione, spiega in una nota l’Autorità garante dei dati personali, è stata presa per assicurare la massima preservazione dell’incolumità dei pazienti. “Con l`introduzione del sistema biometrico - spiega il Garante - l`azienda intende assicurare la tracciabilita` del sangue e la corretta associazione tra paziente, campione prelevato e sacca di sangue o di emoderivati durante la trasfusione: se i dati sono incongruenti, il sistema si blocca”.
Il sistema si basa su un apparecchio fornito di un lettore biometrico per le impronte digitali, un lettore di codici a barre e di un software in grado di trasformare le impronte digitali in una sequenza numerica. Un procedimento, secondo l’authority, “proporzionato ai rischi connessi all`incolumità e alla salute dei pazienti”.
La protezione dei dati personali verrà comunque garantita: il sistema, infatti, è progettato solo per registrare sequenze numeriche che vengono poi associate ai pazienti (come l’ora di inizio e fine delle trasfusioni, il codice del paziente e dell`operatore sanitario, il gruppo sanguigno), senza che di questi sia noto il nome.
I dati forniti non potranno essere conservati per più di sette giorni, passati i quali verranno distrutti. Solo in particolari casi saranno i medici a stabilire se allungare i tempi di conservazione nel database che, comunque, non potranno andare oltre i 30 giorni. Braccialetti con codici a barre e assegnazione di codici personali sostituiranno le impronte digitali per tutti coloro che non vorranno sottoporsi alla rilevazione biometrica.

di ida casilli
Pubblicato il 15/07/2008

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