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Crioconservazione: nuova frontiere per la fertilità

Durante l`ultimo congresso della SEGI, la Società italiana di endoscopia ginecologica presieduta dal prof. Massimo Petronio, che si è concluso a Bologna il 13 giugno, i maggiori esperti di chirurgia endoscopica ginecologica hanno fornito una completa panoramica delle metodiche mini-invasive più appropriate nel trattamento della patologia ginecologica. In particolare, nel convegno sono state discusse le nuove frontiere endoscopiche in riferimento alla preservazione della fertilità nelle pazienti oncologiche. "La crioconservazione di tessuto ovarico è una tecnica di carattere sperimentale - ha affermato Giuseppe De Placido, ordinario di Ginecologia e Ostetricia presso l`Università degli Studi Federico II di Napoli e Vicepresidente SEGI - che permette il congelamento di un elevato numero di follicoli immaturi, prelevati di norma in laparascopia tramite l`asportazione di parte dell`ovaio. Nei casi in cui la donna debba sottoporsi a terapie che comportano un alto rischio di distruzione completa delle gonadi, quali radioterapia pelvica e/o chemioterapie ad alte dosi, può essere indicata l`asportazione di un intero ovaio". La crioconservazione del tessuto ovarico è una procedura indicata anche nelle donne adulte che non possono sottoporsi al congelamento degli ovociti perchè colpite da tumori ormono-dipendenti; in questi casi, infatti, la stimolazione ormonale potrebbe aggravare la patologia. Il centro di Napoli, diretto da De Placido, e quello del Policlinico S. Orsola Malpighi di Bologna, diretto da Stefano Venturoli, ordinario di ginecologia e ostetricia dell`Università di Bologna, sono da considerare tra i centri all`avanguardia in Italia riguardo allo studio e alla ricerca su queste metodiche.

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Pubblicato il 18/06/2009