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Beethoven-terapia, e il cuore batte a ritmo di musica

“Suona un`armonica, mi sembra un organo che vibra per te e per me”. Se sulle note di Modugno, Mozart o Vasco Rossi, il cuore batte e viene la pelle d`oca, non è solo “emozione”: si tratta di  una risposta fisiologica del corpo ad uno stimolo sensoriale. Questo il risultato di una ricerca condotta dall`Università di Pavia pubblicata su Circulation, la rivista dell`American Heart Association.
Quando il cuore batte a ritmo di musica - “Una particolare canzone genera una precisa risposta emotiva che si trasforma in reazione fisica dell`organismo, e questo è sotto gli occhi di tutti – dice a Salute24 Luciano Bernardi, coordinatore dello studio. – La novità a cui siamo giunti è che però questa risposta fisiologica è indipendente dalla sensazione: le variazioni di ritmo, velocità ed enfasi di una musica comportano infatti l`aumento della frequenza del battito cardiaco, della profondità del respiro, della pressione arteriosa”.
Classica o techno? - E in particolare è la musica classica e operistica a far bene al cuore: “I brani di Beethoven, Puccini, Bach hanno presentano più cambiamenti, più alti e bassi, rispetto ad esempio alla musica techno – prosegue Bernardi – che invece è più omogenea e stabile”.
Musico-terapia: la riabilitazione sensoriale - Far ascoltare le note della Traviata a chi è stato colpito da ictus potrebbe essere quindi la nuova frontiera della medicina riabilitativa. “La musica – spiega l`esperto – diventerebbe un modo per giungere alla psiche dei soggetti non coscienti, fornendo loro degli stimoli sensoriali in grado di trasformarsi in un vero e proprio strumento terapeutico”. 
Un farmaco chiamato Mozart - Attenti a cosa si mette in cuffia, quindi: “Così come un qualsiasi farmaco, c`è chi risponde di più e chi di meno, – conclude Bernardi – ma ciò che ascoltiamo volontariamente o no ha un influsso diretto sul nostro sistema cardiocircolatorio e respiratorio”. D`altronde se le mucche che ascoltano musica classica producono più latte, come sostiene una ricerca dell`università di Madison, un motivo ci sarà. 

di c.s.
Pubblicato il 29/06/2009