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Forchetta e spazzolino:
quando gli strumenti
fanno parte di noi

Se mangiare con coltello e forchetta o lavarsi i denti sono gesti tanto semplici da sembrare automatici, il merito è del cervello: “Gli strumenti che utilizziamo, e possiamo includere qualsiasi oggetto partecipi all`esecuzione di un azione, quindi anche una forchetta o una penna, diventano durante l`uso una estensione temporanea del nostro corpo, cioè vengono incorporati, – spiega a Salute 24 Lucilla Cardinali, autrice di una ricerca pubblicata su Current Biology –. In questo modo il cervello riesce a gestire in modo ottimale la pianificazione e l`esecuzione dei nostri movimenti”. Lo studio è stato condotto in Francia da un gruppo di esperti dell`Inserm - Institut national de la santé et de la recherche médical - e dell`Università Claude Bernard di Lione.
“Se vogliamo prendere la bottiglia di acqua che è sulla scrivania, dobbiamo non solo conoscere la posizione e la forma della bottiglia, ma anche la posizione della nostra mano, la lunghezza del nostro braccio e altre informazioni necessarie per poter eseguire il movimento, – prosegue Cardinali – anche se  non si tratta di una conoscenza esplicita, dal momento che lo `schema corporeo` è costruito e aggiornato essenzialmente al di sotto del livello di consapevolezza”.
I test sono stati condotti dai ricercatori registrando e analizzando la cinematica (l`accelerazione, la velocità e la decelerazione di una serie di semplici movimenti – come prendere un oggetto o puntare ad un oggetto toccandolo con la punta dell`indice – prima e dopo aver utilizzato uno strumento per circa 15 minuti). “Abbiamo dimostrato che dopo aver utilizzato la pinza i soggetti avevano una cinematica diversa rispetto a prima. Quando afferravano l`oggetto lo facevano con un`accelerazione, velocità e decelerazione più basse e ritardate rispetto a quando facevano lo stesso movimento prima di aver usato lo strumento”, spiega la ricercatrice.
I nostri studi ora sono diretti in diverse direzioni – conclude Cardinali –. In particolare stiamo cercando di individuare quali regioni del nostro cervello sono coinvolte in questo processo di plasticità, quali informazioni sensoriali sono necessarie, quali caratteristiche dello strumento fanno sì che venga integrato nello schema corporeo. Si tratta di ricerche che potrebbero risultare utili per gli studi sulle protesi artificiali, anche se al momento siamo ancora lontani dall`avere delle applicazioni tecnologiche”.

di c.s. (06/07/2009)

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