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Fumare come un turco... ma non è più così: è stop al narghilè

Le mezze stagioni non ci sono più, ma anche i luoghi comuni, solitamente duri a morire, sono in difficoltà. Dal 19 luglio, ad esempio, la proverbiale espressione "fumare come un turco" potrebbe suonare stonata. Colpa o merito del "divieto di narghilè". Il primo ministro Tayyip Erdogan ha infatti chiuso le porte dei locali pubblici ai fumatori, che nel Paese non sono pochi: 22 milioni di fumatori e la metà della popolazione maschile adulta non rinuncia alle sigarette.
I commercianti protestano. Anche se la multa per chi infrange il divieto è blanda, 69 lire, l`equivalente di circa 30 euro, l`ondata proibizionista, che ha già investito la vendita e il consumo di alcolici, rischia di mettere in ginocchio le attività commerciali, dai caffè ai ristoranti. Le autorità turche sono però decise ad andare avanti. È stato lo stesso Erdogan, dopo aver vietato ai propri ministri di fumare durante le riunione di gabinetto, ad aver deciso il giro di vite convinto che con quei 100 mila morti all`anno il fumo "è più pericolo del terrorismo". D`altra parte la Turchia ambisce all`ingresso nell`Unione Europea, obiettivo che si persegue anche attraverso l`adeguamento delle proprie leggi agli standard giuridici occidentali. Il divieto arriva mentre i governi occidentali stanno inasprendo le legislazioni antifumo. Negli Usa il presidente Obama ha delegato alla Food and Drug Administration (FDA) la regolamentazione del settore, scelta che secondo gli osservatori potrebbe portare ad un divieto totale entro il 2047. In Italia sono all`esame del Parlamento nuovi disegni di legge: quello a firma Tomassini-Marino, attualmente allo studio della Commissione Igiene e Sanità del Senato, intende innalzare il divieto per l`acquisto di prodotti da fumo dai 16 a 18 anni e prevede che i distributori automatici dovranno essere provvisti di un lettore di carte magnetiche per verificare l`età dell`acquirente.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 17/07/2009

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