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Thuram e gli altri: il cuore salvato dall’Ecg

Lilian Thuram ha scoperto lo scorso giugno, dopo anni di competizioni ad alto livello, che soffriva di un’anomalia cardiaca. Ci sono voluti anni perché il problema venisse a galla. Colpa della complessità nel definire in sintomi di questi scompensi, in bilico tra una malformazione congenita e l’evoluzione del tutto particolare che ha il cuore di uno sportivo per anni impegnato ad alti livelli agonistici.
Tuttavia un’attenta valutazione dello stato di salute del cuore e dei rischi connessi permetterebbe di salvare molte vite. Il caso del canoista ungherese Gyorgy Kolonics, stroncato da un infarto mentre preparava la sua quinta Olimpiade, riporta in primo piano lo studio di alcuni medici italiani pubblicato sul British Medical Journal. Dopo gli ori ai Giochi di Atlanta nel 1996 e Sydney 2000, a 36 anni, Kolonics era pronto per affrontare Pechino 2008, ma è morto durante gli allenamenti. Un’eventualità che forse poteva essere prevista ed evitata.
Il fenomeno della morte improvvisa, o dell’arresto cardiaco “brutale” ha fatto numerose vittime tra gli sportivi: il camerunense Marc-Vivien Foé èmorto nel 2003 durante il secondo tempo della semifinale di Confederations Cup giocata a Lione tra Camerun e Colombia. L’anno scorso il giocatore Antonio Puerta del Siviglia ha perso conoscenza in campo durante la partita con il Getafe, colpito da un arresto cardiaco. I suoi compagni e i medici sono intervenuti immediatamente (il compagno Ivica Dragutinović gli ha impedito di inghiottire la lingua). Puerta è riuscito a dirigersi verso gli spogliatoi, ma lì è stato colpito da altri arresti cardiaci. Neppure la rianimazione cardiopolmonare in ospedale è riuscita a salvargli la vita. Andò diversamente, nel 1989, al giocatore della Roma Lionello Manfredonia colpito da un infarto dopo una gara contro il Bologna. Un episodio che, però, ne fermò la carriera calcistica.
In Italia, in realtà, già da 25 anni, gli atleti che partecipano a competizioni ufficiali devono sottoporsi a due elettrocardiogrammi, uno a riposo e uno da sforzo. Un obbligo che ha consentito all’équipe di Francesco Sofi dell’Università di Firenza di analizzare i dati di più di 30mila sportivi. Grazie all’elettrocardiogramma a riposo sono stati individuati 348 atleti che presentavano delle anomalie cardiache e 1.459 sono stati individuati con l’ECG da sforzo.
Su 159 persone dichiarate inadatte allo sport per problemi cardiaci, identificati in seguito all’elettrocardiogramma, solamente sei sarebbero stati individuati con i soli esami fisici e quindi curati, ben otto non sarebbero mai stati trovati con il solo ECG a riposo. “Questi risultati sono a favore dell’ECG a riposo e da sforzo come tecnica per rilevare anomalie cardiache, come problemi del ritmo o delle malattie coronariche, per le persone che praticano lo sport a livello competitivo, in modo particolare per i più anziani”, concludono i ricercatori.

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Pubblicato il 26/09/2008