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All’estero per un figlio: tante promesse, rischi e poche informazioni

Fecondazione assistita all`estero? Una scelta che molte coppie italiane hanno fatto negli ultimi cinque anni. Ma quali sono i rischi per chi varca i confini nazionali alla ricerca di un figlio? La recente cronaca mette in guardia: la scoperta di un traffico di ovociti a Bucarest è sintomo di controlli insufficienti in alcuni paesi dell`Europa dell`Est.
In Italia, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale che oggi consente di fecondare più di 3 embrioni e di congelarne alcuni, molte coppie continuano a rivolgersi ai centri di fecondazione assistita fuori confine.
Per la scelta del centro, in genere, vengono considerati due fattori: il costo dei trattamenti e la percentuale di successo. "Per valutare la qualità di un centro le coppie considerano esclusivamente la percentuale delle gravidanze ottenute", spiega Luca Gianaroli, presidente dell`European Society of Human Reproduction and Embryology (Eshre). "Tuttavia, i centri meno validi non sono quelli che ottengono scarsi risultati, ma quelli che presentano alti livelli di parti plurigemellari. Pur di ottenere la gravidanza, alcuni centri impiantano più embrioni del necessario, mettendo a repentaglio la salute della donna".
Il caso turco - In turchia il 20% dei pazienti dei centri di Pma sono italiani e sul sito web del Memorial Hospital di Istanbul una scritta in italiano richiama la loro attenzione. Pochi dati ufficiali sui risultati. "Lì, non eravamo tranquilli. Avevamo serie difficoltà con la lingua e anche quello con i medici non era e non poteva essere un rapporto basato sulla fiducia", racconta Miriam, 31 anni di Siracusa che con suo marito è volata in Turchia, per evitare di trasmettere al figlio la malattia del suo compagno, il retinoblastoma. "Quei medici noi non li conoscevamo e non è mai facile affidarsi a chi non hai mai visto prima. In ogni modo, siamo riusciti ad ottenere due embrioni sani che poi però non si sono annidati nel mio utero". Francesco Fiorentino, responsabile del laboratorio Genoma di Roma, li aveva indirizzati al centro turco. Tuttavia, Fiorentino, un anno fa, ha interrotto la collaborazione con il Memorial Hospital. "Scelte manageriali indirizzate al business mettevano a repentaglio la salute delle pazienti - spiega il biologo -. Infatti, i colleghi turchi decisero di stabilire dei trattamenti comuni di stimolazione, come avviene nei centri spagnoli, invece di trattamenti personalizzati. Il rischio è di ottenere pochi ovuli da alcune donne, o procurare sindromi da iperstimolazione in altre".
I dati e i parametri - Spagna, Albania, Grecia, Ungheria, Lituania sono i paesi nei quali si ottiene la percentuale più alta di parti plurimi in Europa in ambito della fecondazione assistita. In base ai dati forniti dall`Eshre, nei centri spagnoli e greci, tra i più gettonati dalle coppie italiane, rispettivamente il 27,6 e il 26,1% delle gravidanze, ottenute con la Fivet, è gemellare o plurigemellare, rispetto alla media europea del 21,8%. Ma anche un paese come la Gran Bretagna, considerato tra i più affidabili, è plurimo il 26% dei parti ottenuti con la fecondazione in vitro. "Tuttavia, è difficile stabilire in quali paesi la Pma è più rischiosa per la salute della donna. Dipende dai singoli centri considerati. Nei paesi dell`Europa dell`est ci sono alcuni centri di altissimo livello", continua Gianaroli.
"Un consiglio per le coppie? Rivolgersi solo a centri certificati. In Italia come all`estero", conlude Gianaroli. "In Italia abbiamo la certificazione ISO 9000. Inoltre è sempre importante chiedere la percentuale di gravidanze plurime per non aspettarsi sorprese".

di cosimo colasanto
Pubblicato il 24/07/2009