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Non solo aglio: occhio alla lingua per curare l’alitosi

La ragione per cui Vivien Leigh, nei panni di Rossella O`Hara, aveva un mancamento ad ogni bacio di Rett Butler? Non una particolare prova di attrice, assicurano i biografi più cattivi, piuttosto quel piccolo segreto racchiuso nella bocca di Clark Gable. L`unico "via col vento" che la Leigh si ricordava sempre di citare nelle interviste era infatti l`alito pestilenziale del suo partner. A Gable, incallito fumatore, mangiatore di aglio e proprietario di una protesi malmessa, forse interessava poco o nulla, ma dal cinema alla realtà le cose cambiano.
Quattro italiani su dieci hanno risvegli infelici, secondo i dati dell`Aira, l`Associazione italiana di ricerca sull`alitosi. Aprono la bocca con timore, risparmiano sulle parole e a volte anche sui baci. E le ragioni possono essere tante, ma spesso la caccia all`origine dell`alito cattivo non va molto lontano dalla bocca. Esclusi i problemi comuni come carie, parodontiti, sinusiti, tonsille malandate, raramente anche lo stomaco o i disturbi gastrointestinali, il più delle volte, nove su dieci, dicono gli esperti, è la lingua la prima responsabile del cattivo odore che tiene lontani amici, partner e colleghi.
Le cause - "La superficie della lingua può presentare una elevata concentrazione di microbi che generano il 60% dei composti responsabili dell`alitosi", spiega a Salute24 Loredana Cerroni, del Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche dell`Università Tor Vergata di Roma.Il disturbo deriva proprio dal meccanismo con cui i batteri "digeriscono" i residui di cibo. La placca dentale poi fa il resto, ma è sul dorso della lingua che si annidano "i principali batteri anaerobi Gram-negativi che producono il cattivo odore", continua la specialista, gli stessi che cercano rifugio anche nelle tasche parodontali.
I rimedi - Uno dei momenti critici è la mattina. "Se l’alitosi è presente soprattutto al risveglio è utile effettuare una colazione con cibi anche solidi, che rimuovono il biofilm sopralinguale - avverte Cerroni -, con aggiunta di frutta che stimola la salivazione". La pulizia è fondamentale. Spazzolino, dentifricio e pulisci-lingua, ma anche collutori specifici. "Recentemente sono state introdotte nelle formulazioni alcuni agenti chimici che bloccano proprio la reazione enzimatica che porta alla produzione dei composti solforati", chiarisce.  I metodi fai-da-te non bastano: foglie di menta e gomme da masticare "coprono" il problema, ma "può essere utile bere molta acqua perché aiuta la salivazione, mangiare frutta e verdura, ridurre il consumo di carne e integrare l`alimentaizone con probiotici per ripristinare la flora batterica gastrointestinale".
I prodotti "salva alito" - Al farmacista si possono chiedere informazioni sui prodotti, sapendo, quindi, che alcuni composti aiutano più di altri. Ad esempio, lo ione zinco che anticipa la formazione delle sostanze maleodoranti, il fluoruro amminico e il fluoruro stannoso che bloccano il metabolismo dei batteri. Un`altra domanda da fare allo specialista è "collutorio con alcol o non alcol?" "I collutori sono presidi chimici è sempre meglio che vengano utilizzati sotto controllo dello specialista", chiarisce Cerroni, e anche "se non ci sono evidenze che portino a dover decidere se è meglio un collutorio con o senza alcol" bisogna ricordare che "l`alcol è da sconsigliare nei casi di iposalivazione". A volte, infatti, l`alcol utilizzato per "sciogliere" i principi attivi può produrre una maggiore secchezza della bocca. Una sensazione non piacevole se il "microclima" della bocca è già in zona rossa.
I numeri del fenomeno - Basta una semplice ricerca su internet per capire che il problema non è di pochi. Una "googlata" alla voce "alitosi" e spuntano fuori 54 mila pagine. Sono solo quelle in italiano. La maggior parte portano a forum in cui si chiedono e danno consigli. Perché l`alitosi è anche un problema sociale, oltre che odontoiatrico. Al fenomeno l`Aira dedica ogni anno un convegno. Nel prossimo, previsto a dicembre a Roma, si parlerà di biosensori hi-tech e chewingum, di "nasi" artificiali e protocolli terapeutici innovativi. Al capitolo alitosi ha riservato un simposio promosso da Gaba International anche l`ultimo incontro della Federazione Europea di Parodontologia tenutosi a Stoccolma. Gli esperti hanno messo sul banco degli imputati la lingua, cerenentola dell`igiene orale. Uno studio condotto da Marc Quirynen della Catholic University di Leuven, in Belgio, su 2.000 pazienti ha rilevato che nel 76% dei casi la causa di alitosi in pazienti che lamentavano il problema è intraorale. Colpa ancora una volta della patina linguale, il biofilm che la ricopre. Curiosità: esiste anche un disturbo psicologico legato all`alitosi. E` raro, sul campione esaminato, solo il 4% ne era colpito. Si chiama alitofobia ed "è una forma psicogena di fronte alla quale il dentista deve spiegare chiaramente al paziente che l`esame dell`alito è risultato negativo", conclude Cerroni.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 29/07/2009