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Si chiama «Cera» il doping di terza generazione

Il capolinea dell’avventura al Tour De France di Riccardo Riccò si chiama C.e.r.a. Un acronimo che sta per “Continuous erythropoietin receptor activator”. In soldoni si tratta della terza generazione dell’EPO, la sostanza che attiva la produzione di globuli rossi e quindi una maggiore ossigenazione dei muscoli. Tradotto: più ossigeno che circola nel sangue vuol dire meno fatica su salite e tornanti di montagna. Un farmaco dopante quindi, ma secondo gli esperti non ancora individuabile tramite gli esami in circolazione.
Il Cera per il quale Riccò è stato fermato dalla gendarmeria francese, espulso dal Tour e interrogato, in realtà sarebbe, quindi ancora “invisibile” agli esami del sangue e delle urine. Il Cera è un prodotto totalmente sintetico che, come la Micera e la Dynepo, sostanze della stessa famiglia, simula il “lavoro” di un ormone naturale prodotto dai reni e dal fegato per moltiplicare il numero dei globuli rossi nel sangue. In alcuni pazienti affetti da gravi forme di anemia e con insufficienza renale il farmaco serve a “sostituire” il suo omologo naturale.
L’evoluzione del Cera sta nella somministrazione: ne basta una iniezione per assicurare all’organismo 15 giorni di lento rilascio della molecola. Il costo al mercato nero sfiora i mille euro, ma piuttosto che sottoporsi a iniezioni ripetute e rischiose in molti sono disposti a sperimentare il prodotto del quale però non sono ancora chiari tutti gli effetti sul lungo periodo. Secondo il professor Michel Audran, esperto internazionale di doping, intervistato dalla rivista inglese Cycling Pro, non nasconde lo stupore: “Sono molto sopreso che Riccò sia stato dichiarato prositvo alla Cera o alla Micera, perché non c’è ancora un test valido per scoprirla”.
Il test tradizionalmente usato per rilevare valori anomali del sangue è l’ematocrito che misura la percentuale di globuli rossi nel sangue. In ogni caso, tutti i derivati dell’EPO, naturali e sintetici, sono nella “black list” dell’Unione ciclistica internazionale e con la nuova legislazione anti-doping varata in Francia dopo gli scandali delle scorse edizioni della Grande Boucle a rischiare non è solo chi “spaccia” le sostanze ma anche il consumatore, ovvero il ciclista.

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Pubblicato il 18/07/2008