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Ictus silenti: "superare il silenzio" controllando al pressione

Gli ictus “silenti” - ovvero quelle forme di attacchi che pur causando danni cerebrali non vengono individuati da chiari sintomi - non sarebbero poi così “silenti”. È quanto sostiene lo studio pubblicato da Perminder Sachdev dell`University of New South Wales di Sidney (Australia) su Neurology, la rivista ufficiale della American Academy of Neurology, secondo cui questa tipologia di attacchi - piuttosto frequenti nelle persone oltre i 60 anni con pressione alta - pur essendo silenti non passano inosservati, “poiché possono causare problemi di memorizzazione e di elaborazione del pensiero, e sono una possibile causa di  demenza”, spiega Sachdev.
Un ruolo determinante nello scatenamento degli attacchi silenti sarebbe giocato, spiegano gli studiosi, dallo stato della pressione arteriosa. La ricerca, che ha coinvolto 477 persone con un`età compresa tra i 60 e i 64 anni e si è protratta per quattro anni, ha dimostrato che i pazienti con alta pressione del sangue hanno il 60% in più di possibilità di incorrere in attacchi silenti rispetto ai soggetti che presentano uno stato della pressione normale. La possibilità di monitorare e curare i pazienti con pressione arteriosa alta potrebbe rivelarsi quindi un ottimo strumento nella lotta anche contro questa tipologia di ictus: "La pressione sanguigna alta è curabile, e questo deve essere un obiettivo da raggiungere per la prevenzione delle malattie vascolari".

di eliana marinotti
Pubblicato il 14/08/2009