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Nuova influenza:
l’identikit del virus A-H1N1
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VIRUS INFLUENZA - L'influenza è una malattia infettiva del tratto respiratorio altamente contagiosa, causata da un virus ad RNA, ovvero il virus dell'influenza della famiglia degli Orthomixoviridae che, ogni anno, interessa milioni di persone. I sintomi più comuni sono rappresentati da febbre (39-40 gradi), dolori diffusi, mal di gola, tosse secca, raffreddore, mal di testa, angina. La malattia è di norma autolimitante, ma possono esservi persone a rischio che presentano complicazioni severe (quelle oltre i 65 anni, con malattie croniche, bambini nei primi anni di vita, donne in gravidanza). Il virus altamente contagioso circola, di solito, nel nostro emisfero dalla fine dell'autunno, in inverno e all'inizio della primavera. Si trasmette per via aerea da uomo ammalato a uomo sano dal normale parlare e, soprattutto, da tosse e starnuti. Ha un periodo di incubazione di 1-5 giorni. Il paziente ammalato è infettivo da 1-2 giorni prima, a 5-7 giorni dopo la comparsa dei sintomi. -
I TIPI DI VIRUS - I virus dell'influenza di 'Tipo A' sono caratterizzati dalla presenza di un involucro contenente 2 proteine: l'emoagglutinina (H) e una neuriaminidasi (N). All'interno è presente un involucro proteico (capside) che racchiude un genoma composto da un RNA di 8 frammenti distinti, che funzionano come singoli geni. I virus dell'influenza A, sulla base delle differenze antigeniche delle 2 proteine esterne H ed N, viene suddiviso in diversi sottotipi di H (16 sottotipi) e di N (9 sottotipi). Solo i sottotipi H1, H2, H3 infettano l'uomo. Tutti i sottotipi esistenti, (da H1 ad H16), infettano le oche, i gabbiani, gli uccelli migratori acquatici, che rappresentano il serbatoio naturale di tutti i virus dell'influenza A. Questi possono infettare molte differenti specie: uccelli, animali (suini, felini, equini, etc.), mammiferi acquatici (foche, balene etc.), con sottotipi specie-specifici. I virus influenzali che possono contagiare sia gli uccelli che i suini e l'uomo, sono ritenuti la più importante causa di variabilità dei virus che infettano l'uomo. Il virus dell'influenza A, infatti, è caratterizzato dalla capacità di variare la composizione delle sequenze genomiche del suo RNA, con la conseguenza di variazioni antigeniche a carico delle 2 proteine esterne H ed N, che cambiano nel corso del tempo. Dall'analisi genetica di questo virus è risultato un quadruplo riassortimento avvenuto nel maiale infettato da differenti virus influenzali A: virus suino del Nord America, virus aviario del Nord America, virus unano H3N2 e virus suino europeo. -
RISCHIO MUTAZIONI - Il rischio che il nuovo virus muti esiste. Fa parte della natura dei virus influenzali tipo A. Che tali mutazioni possano portare alla comparsa di ceppi più virulenti (cattivi) di quello attuale è altamente improbabile. Non si giustifica, quindi, l'allarmismo provocato da alcuni che preconizzano decine di migliaia di morti in Italia. I cambiamenti sono il risultato di mutazioni puntiformi (deriva antigenica) nei geni corrispondenti o di riassortimento dei segmenti genici, con altri sottotipi di virus influenzale. Le mutazioni puntiformi in uno degli 8 segmenti genici dell'RNA virale, si verificano ogni 100.000 particelle virali prodotte. Se una di queste colpisce i geni H e/o N e cambia anche solo di poco la configurazione della proteina, questa piccola mutazione è responsabile del fatto che ogni anno ci si può ammalare con lo stesso sottotipo di influenza A. -
ESEMPI DI MUTAZIONE - Quando, ogni 10 - 40 anni, si manifesta un riassortimento genetico importante che porta alla sostituzione di un intero segmento genico, il nuovo sottotipo riassortito può essere responsabile di una pandemia. La Spagnola (H1N1) l'Asiatica (H2N2) e l'Hong Kong (H3N2), rappresentano vari esempi di pandemia che si sono succedute nel XX secolo, causate da riassortimento genico. Questo avviene quando due o più virus influenzali di specie diverse penetrano nelle stesse cellule. Gli otto frammenti genici dei diversi sottotipi infettanti, originati da diverse specie, possono mescolarsi fra di loro e portare alla comparsa di un nuovo sottotipo di virus completamente nuovo. I maiali, che possiedono i ricettori per virus di specie diverse (suino, umano e aviario), sono spesso i responsabili di tale riassortimento. Tutte le pandemie che si sono succedute nel tempo dipendono dalla comparsa di un nuovo virus completamente diverso, mai conosciuto dall'apparato immunitario dell'uomo. Questo è accaduto con la comparsa del nuovo virus A H1N1 di origine suina. -
DECESSI - Come già sottolineato, il virus influenzale A ed anche il nuovo sottotipo H1N1 di origine suina, infetta tutte le età ed è responsabile di una malattia generalmente autolimitante, ma che può presentare delle complicazioni severe. In una percentuale molto piccola non ancora ben definita (0,01-0,05 su 1.000 pazienti infettati), vi può essere un esito letale. Dai primi accertamenti segnalati, i pazienti più a rischio sono gli obesi, gli asmatici, i pazienti con sindromi autoimmuni e una piccola percentuale di giovani. La mortalità, a tutt'oggi, non è dovuta alla virulenza dei ceppi virali in circolazione, ma ad una risposta infiammatoria abnorme che in certi casi viene stimolata dal virus. -
CONTAGIO - Il nuovo virus è altamente contagioso, alla pari degli altri virus influenzali stagionali. Essendo un virus mai visto dalla maggior parte della popolazione umana, trova pazienti privi di qualsiasi difesa immunitaria. Questo comporta che in tutto il mondo molti soggetti si ammalino contemporaneamente. Un recente studio dei CDC di Atlanta (USA) conferma che, anche il nuovo virus, può essere trasmesso dai pazienti ai sani da 1 giorno prima a 7 giorni dopo la comparsa dei sintomi. Il virus è estremamente fragile ma, se protetto dalle secrezioni respiratorie, può rimanere nell'ambiente, in sospensione o depositato su superfici libere, dalle 2 alle 8 ore. -
VACCINI - Trattandosi di un virus completamente nuovo, mai visto dall'uomo, la vaccinazione per i pazienti più a rischio è indispensabile. Di sicuro il paziente vaccinato, se infettato, potrebbe non ammalarsi ed in ogni caso mostrare una sintomatologia più lieve con meno probabilità a sviluppare complicanze severe. -
PROTEZIONE - Usare le stesse precauzioni che si intraprendono per l'influenza stagionale: a) coprire il naso e la bocca con un fazzoletto di carta, quando si tossisce o starnutisce; b) lavare spesso le mani con acqua, sapone e/o con disinfettanti idonei; c) evitare di toccarsi bocca e/o occhi; d) evitare contatti stretti con persone affette dalla malattia; e) se ammalato, evitare di uscire di casa prima che siano passate 24 ore dalla scomparsa dei sintomi.
Origine e sviluppo del virus A-H1N1. Il professor Giovanni Fadda, direttore del Dipartimento di diagnostica morfologica, microbiologica, molecolare e delle malattie del sangue del "Gemelli” di Roma, offre ai lettori di `Salute24` una visione complessiva della nascita e dell’evoluzione del nuovo virus influenzale.
di elisabetta menga
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Commenti dei lettori
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- giovanni longo26/11/2009
- come fanno i pediatri e dottori a diagnosticare l`influenza h1n1?

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