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Raccontare il tumore: un farmaco contro il dolore

Alcuni malati di cancro possono trarre beneficio dall’esprimere i loro sentimenti e le loro emozioni attraverso la scrittura. Questa forma di scrivere terapeutico fa parte di un concetto più generale di medicina, detta “medicina narrativa”. La scrittura viene vista come una via di comunicazione tra i pazienti seriamente ammalati e i medici curanti. Oltre a ciò, l’atto dello scrivere può però anche aiutare i pazienti a comprendere se stessi e i propri bisogni. È questo il filo conduttore dello studio guidato dalla professoressa M. Soledad Cepeda del Tufts-New England Medical Center di Boston e pubblicato su Journal of Pain & Symptom Management.
Per realizzare lo studio sono stati reclutati 234 pazienti neoplastici e assegnati in maniera randomica a tre diversi gruppi: a un gruppo è stato chiesto di narrativizzare la propria esperienza, a un secondo gruppo è stato somministrato un questionario standard sulla sintomatologia del dolore. Al terzo, invece, si è continuato a fornire il trattamento usuale. Tutti i partecipanti alla studio soffrivano a causa del decorso del tumore. Al gruppo “narrativo” è stato chiesto di trascorrere 20 minuti a settimane, per tre settimana, a scrivere in che modo il cancro stesse modificando la loro vita di tutti i giorni.
All’inizio dello studio e poi ogni settimana, per otto settimane, tutti i 234 pazienti sono stati sottoposti a un questionario riguardante il loro benessere e la loro percezione del dolore. Secondo i risultati dello studio, i partecipanti al gruppo scrittura si sono dimostrati più aperti rispetto alle loro emozioni, meno sensibili al dolore e con un umore, lungo il corso delle otto settimane, migliore rispetto ai partecipanti degli altri due gruppi. Tali effetti non erano peraltro previsti nei pazienti che, nello scrivere, si dimostravano non particolarmente coinvolti. Il rilascio emozionale prodotto dalla scrittura è quindi ciò che aiuta i malati nella gestione del doloro causato dal tumore.
Al di là di questi risultati, il team della Cepeda evidenzia come cambia lo scenario per i malati con una maggiore incidenza della neoplasia. E come possa essere che tali malati sia più difficile, e niente affatto favorevole, scrivere delle proprie sensazioni. Servono ulteriori studi, dunque, per confermare in maniera certa se l’incoraggiare i malati terminali a rivelare le proprie emozioni determini realmente un miglioramento nella percezione generale di se stessi.

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Pubblicato il 28/07/2008

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