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Dittatore bianco: così la cocaina controlla la mente

Schiavi della cocaina, il computer spiega il perché. Colpa di un cortocircuito alimentato dalla "polvere bianca" che isola e controlla i centri del piacere. Ricercatori dell`Università del Missouri hanno simulato con un modello matematico il modo con cui la droga tiene in scacco il cervello.
Il ruolo chiave lo gioca il glutammato, la sostanza chimica più presente nelle connessioni sinaptiche del cervello, la "rete elettrica" che alimenta il pensiero. Calcoli e simulazioni alla mano, i ricercatori hanno scoperto che la cocaina ha il potere di interrompere la trasmissione del glutammato, riducendo la funzionalità delle sinapsi fino al 40% rispetto al normale.
"Questo produce danni di lunga durata", avvertono i ricercatori sulla rivista New Research on Neuronal Network, perché il cervello non riesce più ad autoregolarsi. Difficile anche disintossicarsi: "Bisognerebbe rieducare il cervello con nuovi parametri", spiegano gli studiosi che sperano di poter offrire una nuova prospettiva per individuare i farmaci più adatti a riprogrammare l`attività del cervello.
"Con la dipendenza da cocaina, il tossicodipendente non avverte il desiderio di liberazione perché c`è una forte connessione nel cervello tra i centri deputati a prendere decisioni e quelli del piacere, che esclude le altre forme di ricompensa", sottolinea Sandeep Pendyam, il ricercatore che, insieme ad Ashwin Mohan, ha realizzato lo studio.
Negli Stati Uniti si stima che i consumatori abituali di cocaina siano circa 2 milioni. In Italia sono 300.000 (lo 0,7% della popolazione), secondo i dati elaborati dall`Istituto di fisiologia clinica del Cnr di Pisa (Ifc-Cnr) e presentati a Roma durante il Convegno Nazionale Cocaina, mentre un milione sono quelli che ne hanno fatto uso almeno una volta in un anno. Un dato in crescita del 150% rispetto alle rivelazioni del 2001. Le prevalenze più alte si registrano “fra i giovani tra i 15-35 anni, che hanno visto aumentare i consumi dall’1,7% dei rispondenti del 2001 al 3,3% del 2008, ma l’incremento maggiore in questo arco di tempo si è evidenziato fra i 35-44enni. In questa fascia d’età coloro che hanno sperimentato la sostanza sono decuplicati", ha evidenziato Sabrina Molinaro, ricercatrice che ha elaborato per conto dell`Ifc-Cnr i dati sui consumi relativi al 2008.

di eliana marinotti
Pubblicato il 25/09/2009