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Prostata: memoria in difficoltà con la terapia ormonale

Dalla prostata al cervello, andata e ritorno. Con la terapia anti-prostata diminuiscono in molti casi memoria e concentrazione. Il nesso tra il trattamento che abbassa i livelli ormonali e una progressiva diminuzione delle facoltà cognitive è al centro di un nuovo studio pubblicato sulla rivista Cancer. Il 69% dei pazienti osservati ha manifestato diversi livelli di deficit cognitivo in diverse aree del cervello.
Secondo gli autori che hanno riesaminato i dati di 19 ricerche condotte in passato su animali e uomini, il legame tra l’ADT (la terapia di deprivazione androgenica) e la funzionalità del cervello è evidente. Un risultato che dovrebbe portare i medici, secondo Christian J. Nelson del Memorial Sloan-Kettering Cancer Center di New York, a comunicare con più chiarezza ai pazienti le possibili conseguenze dei trattamenti. Disturbi dell’emotività, affaticamento, difficoltà di memoria e depressione sono già catalogati tra gli effetti di quella che viene definita sindrome da deprivazione androgenica.
La terapia che riduce i livelli di testosterone in circolazione per frenare l’evoluzione del cancro alla prostata include tra i rischi anche quello di un deficit della memoria. Secondo i dati della ricerca americana, tra il 47 e il 69% degli uomini che hanno ricevuto la terapia ha subito alterazioni in una o più aree del cervello, con effetti significativi sulle abilità legate al movimento e allo spazio, quelle cosiddette esecutive o che impegnano più aree cognitive in diverse attività nello stesso tempo.
La terapia ormonale ha l’indubbio vantaggio, rispetto a quella chirurgica che si basa sull’asportazione di uno o entrambi i testicoli, di essere reversibile e quindi in seguito a una regressione del tumore consente di riacquisire anche parte dell’attività sessuale altrimenti compromessa. In alcuni studi esaminati, tra l’altro, è stato evidenziato come l’ADT, spesso utilizzata su pazienti anziani parallelamente alla radioterapia, avrebbe effetti positivi sulla memoria verbale. Dati contrastanti che scontano, secondo gli scienziati, una mancanza di studi approfonditi delle aree cognitive impegnate, soprattutto negli ultrasessantacinquenni.

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Pubblicato il 29/07/2008