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«Little B»: macchina intelligente che naviga dentro la vita

Se volete, chiamatelo "Dottor Pc". Il computer che pensa, facendo a meno dell`uomo, è più vicino di quanto si pensi. Il Pc che diventa ricercatore è addirittura già pronto al prossimo passo: entrare nel cervello di una cellula e spiegarne processi e “comportamenti”. Gli studiosi dell’Harvard Medical School non hanno certo pensato alle ricadute pratiche sui propri posti di lavoro quando hanno messo a punto Little B, linguaggio di calcolo che promette di spiegare la biologia ad un biologo e, forse, anche meglio di un biologo.
“Il potenziale è enorme”, spiega Jeremy Gunawadena (nella foto), direttore del progetto del dipartimento di biologia dei sistemi delle celebre università americana. Un esempio: il programma potrebbe “osservare in tempo reale l’interazione dell’organismo con i farmaci aprendo le porte a nuove scoperte scientifiche”. La chiave di tutto si chiama intelligenza artificiale.
Per permettere al computer di pensare e “muoversi” come un organismo vivente, riproducendo nascita, vita e morte delle cellule, gli sviluppatori hanno usato un linguaggio di programmazione, il LISP, con il quale si simulano reti e sistemi biologici. Solo che al posto della materia organica ci sono contatti elettronici, silicio e stringhe di byte. Il risultato è un software in grado di “scriversi” da solo, rendendo quasi superfluo l`intervento successivo dell`uomo. Quale potrebbe essere l’impatto futuro sulla medicina? Secondo i creatori di Little B molto più consistenti che non la “decriptazione” del genoma umano. In ballo c’è la scoperta dei meccanismi segreti delle proteine. In particolare, i laboratori di Harvard si stanno concentrando sulla chinasi, un processo conosciuto anche con il nome di fosfotransferasi, che descrive il modo con cui gli enzimi trasferiscono l’alta energia dei fosfati da molecola a molecola.
Con l’aiuto del “pc intelligente” i ricercatori avranno un’arma in più per esplorare i modelli con cui, mattone dopo mattone, le nostre cellule interagiscono. Non solo. Il tipo di studio ha i connotati della rivoluzione. Sarà infatti il computer a tracciare le traiettorie della ricerca. Il prossimo passo, spiega Gunawardena, sarà creare un software più semplice da utilizzare. Il progetto è in Rete, "open source", aperto al contributo della comunità scientifica. L’esempio viene proprio dal web: “Molte persone hanno creato le pagine web con poca o nessuna conoscenza di HTML – conclude il biologo -. E utilizzano interfacce semplici come Dreamweaver. Una volta che avremo sviluppato l`equivalente, gli scienziati saranno in grado di utilizzare il nostro sistema senza dover imparare Little B".

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Pubblicato il 29/09/2008