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Caccia alla Francisella, il batterio che piace ai bioterroristi

Roditori e terroristi sono avvertiti. La ricerca del vaccino contro la tularemia accelera, promettendo di deludere se non i primi, almeno i secondi. L`agente patogeno che è alla base della malattia letale, la Francisella tularensis, è infatti un microrganismo che nei laboratori militari era stato promosso ad “arma batteriologica”. Troppo presto, a quanto pare.
Sul numero di agosto del Journal of Medical Microbiology sono stati pubblicati i risultati della ricerca che arginerà il batterio letale e che è diventata quasi una corsa contro il tempo. La rarità della malattia non è infatta sinonimo di inoffensività. Le infezioni provocate per inalazione del germe hanno il 30% di tasso di mortalità se il morbo non viene tempestivamente curato.
I sintomi della tularemia possono essere molto diversi a seconda della via attraverso la quale si trasmette l’infezione. I veicoli più comuni sono zanzare e zecche e il morso dell’insetto può provocare grosse ulcerazioni e febbre, brividi e mal di gola. Anche il cibo contaminato può essere un percorso nocivo. In questo caso si va dalla diarrea in forma lieve fino a forme così acute da portare alla morte. Bastano pochi batteri per provocare crisi fatali. Per questo i terroristi ci hanno messo gli occhi su.
Dopo l’11 settembre e gli attacchi all’antrace, la Francisella, che può contagiare anche attraverso le vie respiratorie con conseguenze simili al tifo, è diventata un potenziale strumento di offesa militare nelle mani sbagliate. Cosa che ha fatto crescere gli investimenti economici per accelerare la ricerca di un vaccino.
Topi, conigli e lepri sono i veri “untori” di questa nuovissima peste. Le zanzare invece le navette su cui viaggia il “passeggero” sgradito. Le categorie più a rischio sono infatti agricoltori, cacciatori, ma anche forestali ed escursionisti. Tutti esposti ad un potenziale contagio, raro sì, ma dagli effetti devastanti. Tanto più che finora un vaccino efficace non esisteva.
La vulnerabilità al microrganismo è diventata però un problema di “biodifesa” globale dopo che le intelligence di mezzo mondo hanno raccolto informazioni preoccupanti: più di un Paese ha sviluppato in vitro ceppi resistenti del batterio per scopi militari. Così la ricerca sulla sequenza genomica della Francisella, semisconosciuto batterio, ha cambiato passo.
Da qui alla preparazione del vaccino manca davvero poco, qualche milione di dollari e un più intenso programma rivolto alla comprensione delle basi molecolari della patogenesi della tularemia. Gli epidemiologi hanno già individuato quali sono i geni necessari alla crescita e alla sopravvivenza del gene.
La tappa successiva sarà individuare le famiglie di antimicrobici capaci di sterminare il batterio killer. Un buon risultato nel trattamento della patologia è stato raggiunto dalla streptomicina, ma non esiste ancora una terapia immunitaria capace di fare da scudo definitivo alle infezioni.

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Pubblicato il 30/07/2008