Fecondazione assistita:
una certificazione
per tutti i centri di PMA
La fecondazione assistita è la soluzione per le molte coppie che vivono problemi di infertilità. Ma quali garanzie danno i centri di Pma ai propri pazienti? Grazie alla recente legislazione europea, è ora necessario organizzare l`interno percorso secondo un sistema di gestione della qualità. Se fino a ieri i centri aderivano volontariamente a vari standard, oggi non può più essere così. Per questo ginecologi e biologi di tutta Italia, si sono riuniti a Firenze per discutere le novità all`interno del workshop "Il Sistema di Gestione della Qualità nei centro della PMA: Cosa si fa e cosa si dovrebbe fare nella realtà italiana", organizzato da Serono Symposia International Foundation e dal centro di fecondazione assistita "Demetra".
"I continui aggiornamenti delle tecniche di Pma richiedono standard organizzativi di altissimo livello - spiega Elisabetta Chelo, organizzatrice dell`evento e responsabile del centro "Demetra", al margine del convegno -. Nel tempo, vari sistemi di qualità si sono affinati, ma manca uno standard comune. I centri sono chiamati ad adeguarsi alla più recente normativa europea". Ma molti operatori del settore non sono ancora preparati alle novità introdotte dal recepimento di una recente direttiva europea.
"La legge italiana non approfondisce gli aspetti qualitativi della fecondazione assistita", spiega Francesca Bongioanni del centro Livet di Torino. "La Legge 40 e le linee-guida definiscono standard minimi per tutelare la sicurezza degli operatori, dei pazienti e degli embrioni, per ridurre al minimo gli errori. Se la normativa è attenta nel definire i requisiti di sicurezza - prosegue la Bongioanni -, altri indicatori di qualità non sono presi in considerazione. Inoltre, alcuni standard sono diversi da regione a regione. In Piemonte per la Pma è necessario disporre di una vera e propria sala operatoria".
La nuova normativa europea entrerà in vigore nei prossimi mesi, dopo che la Commissione, istituita ad hoc, deciderà le modalità di attuazione. Di conseguenza, secondo Elisabetta Chelo, un momento di incontro per operatori della Pma è "oggettivamente necessario". Le norme recepite "stabiliscono una serie di doveri, equiparando i centri di Pma a istituti per il trattamento dei tessuti umani, soprattutto per quanto riguarda la tracciabilità degli embrioni". Per la Chelo, l`obbligo di certificazione "porterà un incremento del numero delle gravidanze del 10%, considerando che ora solo il 20% dei centri lavora secondo gli standard ISO". Importante rimane la scelta dei pazienti. Questi, infatti, "non devono guardare solo al numero di gravidanze ottenute dal centro al quale voglio affidarsi (numero che non è soggetto a controllo - ndr) ma devono considerare anche la certificazione, che assicura al paziente che la procedura adottata è rispettosa della salute della donna e dell`integrità dell`embrione".
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