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Inquinamento_acustico

Inquinamento acustico:
a rischio 7 italiani su 10
Esami gratis negli ospedali

Sette italiani su dieci hanno problemi di udito. Dalla nascita, ma non solo. Per il 75% di loro l`inquinamento acustico è una piaga quotidiana, supera i limiti previsti dalla legge e mette a rischio orecchie e salute. La perdita uditiva è sempre più una patologia moderna, che si può prevenire. Allo scopo potrebbe essere utile segnarsi sull`agenda una data, quella della “Giornata Nazionale A.I.R.S. per la Lotta alla Sordità” promossa dell’Airs (Associazione Italiana Ricerca Sordità) in programma il 29 ottobre. Aderiscono 271 strutture ospedaliere e telefonando al numero verde 800.066.763 o collegandosi al sito dell`Airs (www.associazioneairs.it) si può conoscere quella più vicina a casa per prenotare un esame gratuito dell`udito.
"Basti pensare che  sul  49,2% di coloro che si sono sottoposti, per la prima volta, agli esami nel corso della Giornata 2008  - spiega Giancarlo Cianfrone, ordinario di Audiologia dell`Università La Sapienza di Roma e presidente dell`Airs - più di un terzo ha scoperto di avere un problema uditivo".
I dati - Un adulto su 7 non ha un udito normale, 1 adulto su 6 ha un difetto uditivo tale da creare problemi nella vita quotidiana, 1 adulto su 10 ha una perdita uditiva per la quale è raccomandabile un dispositivo uditivo. Terza età, ma non solo: nella fascia dei bambini al di sotto dei 3 anni l’1% (20.000 bambini) è colpito da problemi uditivi, il 2% dei bambini dai 4 ai 12 anni (100.000 persone) presentano  problemi, nei soggetti tra i 13 e i 45 anni si giunge al 10% ( 1.040.00) e si arriva al 25% delle persone tra i 61 e gli 80 anni (2.884.000) mentre il 50% degli ultraottantenni (1.300.000) presentano sordità. Considerevoli anche i costi che si attestano sui 480 milioni di euro annui per la fascia al di sotto dei 12 anni e di 10 miliardi di euro annui per la fascia sopra i 12 anni.
Prima di nascere - La sinergia con gli altri specialisti è fondamentale come quella tra audiologi e neonatologi ai fini dello screening neonatale. “Adottare un programma di screening neonatale significa valutare alla nascita l’udito del neonato e risolvere immediatamente eventuali problemi – sottolinea Paolo Giliberti, presidente della Società italiana di neonatologia - che altrimenti potrebbero peggiorare nel tempo".
I progetti - “L’udito – ha spiegato il sottosegretario alla Salute Francesca Martini, intervendo alla presentazione della Giornata – è un organo estremamente importante, collegato con le emozioni anche perchè è un organo sempre vigile. Proprio in relazione alla sua rilevanza e al fatto che ogni 1.000 nati 1-2 presentano sordità, lo screening neonatale contro la sordità è stato inserito nei livelli essenziali di assistenza (LEA). La diagnosi di sordità congenita va fatta molto precocemente perché soltanto entro i primi mesi di vita le possibilità di intervento e di recupero sono ottimali. Proprio per contrastare l`insorgere di problemi all`udito, - ha concluso il sottosegretario – abbiamo messo a punto la costituzione di un gruppo di lavoro per la lotta alla sordità, in collaborazione con il Ministero, le associazioni dei pazienti, le Regioni e gli specialisti". 
Da anni esistono numerosi progetti pilota e programmi regionali di screening uditivo. La Campania è capofila, con una rete, prosegue Giliberti, che "nel 2006 ha permesso di valutare 45.655 bambini e, a seguito di diversi test, il 30% ha riscontrato una conferma di sordità". Progetti simili sono adottati anche da Lazio, Lombardia,  Piemonte,  Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Sicilia.

di cosimo colasanto (22/10/2009)

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Commenti dei lettori

    • Lorena Ferdenzi27/10/2009
    • Mi fa piacere constatatare dell`inserimento dei LEA degli screeng utitivi neonatali ma è bene non lascire il lavoro a metà: manca personale con le competenze giuste per svolgere con professionalità lo screening: Il Tecnico Audiometrista.
    • pietro Cino25/10/2009
    • La prevenzione ha senso quando essa è efficace. Come si può parlare di efficacia, quando il presupposto fondamentale è che ad eseguire uno screening uditivo neonatale dovrebbe essere l’audiometrista, che ha ricevuto una formazione universitaria per questi scopi, ma in Italia non accade quasi mai? Come si può parlare di prevenzione della sordità quando l’esame cardine per evidenziarla è l’audiometria e in Italia questo esame non è quasi mai eseguito da un Audiometrista ? ( vedi il melmoso mondo della medicina del lavoro).