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Tumore ovarico:
con nuove chemioterapie
aumenta la sopravvivenza

Migliorare la qualità della vita e allungare le possibilità di sopravvivenza per la donne affette da tumore ovarico con terapie più personalizzate, con una chirurgia meno invasiva e con farmaci per la chemioterapia meno tossici. È questo il quadro che emerge dalla riunione tenutasi a Roma del MITO (Multicenter Italian Trials in Ovarian cancer), un gruppo di ricerca italiano attivo da oltre 10 anni e impegnato a sviluppare collaborazioni di ricerca in ambito di ginecologia oncologica. 
Sono oltre 4.000 le donne in Italia che ogni anno vengono colpite da tumore ovarico, il secondo tumore più diffuso tra quelli ginecologici. Trattandosi di una tipo di malattia che non presenta particolare sintomi, all’80% delle pazienti il tumore viene diagnosticato nella fase già avanzata e la mortalità è molto elevata. Grazie al miglioramento delle terapie si però è riusciti a portare la sopravvivenza a 5 anni al 30-40%, mentre venti anni fa non superava il 20% dei casi. E per un numero sempre maggiore di pazienti la sopravvivenza può arrivare anche a 8-10 anni.
Un ruolo decisivo in questo miglioramento delle speranze di vita è costituito dalla combinazione terapeutica tra l`intervento chirurgico di riduzione (o eliminazione) della massa tumorale e chemioterapia. In particolare, il nuovo trattamento a base di doxorubicina liposomiale peghilata e carboplatino sta mostrando degli effetti positivi. Al momento, tali effetti sono confermati in relazione alla qualità della vità del paziente trattato; non si esclude tuttavia con la pubblicazione definitiva dei dati dati dello studio MITO-2, nel 2010, che tale linea chemioterapica dimostri anche una maggiora capacità di contrasto nei confronti del tumore. 
Sul tipo di vita che il nuovo trattamento garantisce alla paziente si è soffermato Sandro Pignata,  direttore dell`unità operativa complessa dell`Oncologia medica Istituto Nazionale Tumori Fondazione G. Pascale di Napoli e presidente Mito Group: “Il nostro primo obiettivo è ottenere nel maggior numero di casi la cronicizzazione della malattia, attraverso trattamenti chemioterapici multipli, intercalati quando necessario da interventi chirurgici. L’altro obiettivo che ci vede impegnati è quello di migliorare la qualità di vita delle pazienti, fortemente influenzata, oltre che dalla malattia in sé, dagli effetti tossici dei farmaci”.
In concreto, i vantaggi nella vita di tutti i giorni per le donne affette da tumore all`ovaio e in trattamento chemioterapico sono enucleate con chiarezza da Giovanni Scambia, direttore del Dipartimento per la tutela della salute della donna e della vita nascente del policlinico Gemelli di Roma:  “Le attuali terapie possono comportare effetti collaterali che hanno serie conseguenze sulla vita quotidiana, familiare e professionale delle pazienti. Aspetti quali la caduta dei capelli o la neurotossicità, ovvero il danno alle fibre nervose periferiche, che si può manifestare con alterazioni della sensibilità delle dita, delle mani, dei piedi, ma anche con alterazioni di tipo motorio, sono problemi drammatici perché condizionano l’immagine che la donna ha di sé e la sua capacità di interagire con gli altri”.

di s.p. (09/11/2009)

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