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L’aterosclerosi è antica: 3500 anni fa le mummie soffrivano di cuore

Di aterosclerosi soffrivano già le mummie: le moderne tecniche di imaging hanno fatto rilevare che l`indurimento delle arterie, all`origine di infarti e ictus, era una causa di morte conosciuta già 3500 anni fa. A sostenerlo una ricerca presentata al meeting annuale dell`American Heart Association a Orlando, in Florida, e pubblicato su Jama - Journal of the American Medical Association.
Non è quindi, come si crede, una patologia dell`era moderna dovuta ad alimentazione scorretta, fast food e uso esagerato di fritture e condimenti: "L`aterosclerosi è una malattia nota da molto più tempo di quanto si pensi", spiega Clyde Yancy, presidente dell`American Heart Association e principale autore dello studio.
La ricerca è iniziata quando due medici, un americano e un egiziano, hanno notato su una mummia al Museo delle Antichità Egizie del Cairo un segno tipico dell`aterosclerosi. Ventidue mummie di 3.000/3.500 anni tra quelle meglio conservate sono state allora selezionate per la TC (tomografia computerizzata): "Lo stato di conservazione di alcuni dei corpi era superbo - spiega Randall Thompson del Mid-America Heart Institute di Kansas City, uno degli autori dello studio -. Alcune parti del sistema cardiovascolare erano incredibilmente intatte, e dalla TC abbiamo potuto analizzare arterie, cuore e tessuto cardiovascolare. E possiamo dire che l`aterosclerosi si manifestava esattamente come avviene oggi".
Gli antichi egizi facevano molto esercizio fisico e non fumavano, spiegano i ricercatori, "ma dai geroglifici abbiamo rilevato che mangiavano gli animali da fattoria che allevavano, e quindi la loro dieta era ricca di proteine, e consumavano molto pesce salato, che potrebbe aver favorito l`insorgere dell`ipertensione". L`età oltre i 45 anni è risultato un fattore prognostico negativo, mentre non è stata notata nessuna differenza di genere. Quanto a obesità e diabete, considerati attualmente fattori di rischio per l`aterosclerosi, gli investigatori non sono stati in grado di affermare se le mummie fossero interessate dall`una o dall`altra patologia. "Questo studio - conclude Thompson - ci permette di conoscere l`importanza dei fattori di rischio rispetto alla genetica nell`insorgenza della malattia".

di Miriam Cesta
Pubblicato il 19/11/2009