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Colera

Colera sempre in agguato:
in Italia l’ultima volta nel’73

Colera, un nome che ha il sapore di una malattia antica per il nostro Paese, da pre-boom economico, quando la penisola era ancora una cenerentola contadina e arretrata. L`ultima volta che il batterio del vibrione, responsabile del colera, si è riaffacciato nel Belpaese, precisamente a Napoli, correva l`anno 1973.
Le scarse condizioni igieniche e abitative, forse il contagio alimentare dovuto a cozze infettate, provocarono uno shock nazionale. Il colera è infatti associato alla miseria: il batterio Vibrio cholerae si trasmette attraverso le feci e a contatto con la bocca, quando si ingeriscono acqua e cibi contaminati. L`infezione interessa il tratto intestinale e si manifesta con diarrea e vomito, causata da un batterio dalla particolare forma a virgola identificato per la prima volta nel 1859 dall`anatomista italiano Filippo Pacini e poi studiato dal medico tedesco Robert Koch. Ad oggi si conoscono circa 155 sierotipi di vibrione, ma solo due sono responsabili di epidemie.
Non sarebbe questo il caso del batterio da cui era stato contagiato il cittadino egiziano di 54 anni morto a Milano domenica scorsa. Lo conferma anche la nota del ministero della Salute nella quale si parla di un sierotipo non "epidemico".
Le manifestazioni del colera non sono sempre uguali. Si va da uno stato asintomatico ad uno di diarrea, in assenza di dolore, che compare dopo 24-48 ore di incubazione. La perdita di liquidi attraverso le feci diventa inarrestabile: sete, debolezza e ipotensione colpiscono i malati. Il resto lo fa la perdita di potassio che può causare crampi muscolari. Sangue e mucose si disseccano. Nei casi più acuti, non trattati tempestivamente, si può arrivare al coma.
Il punto chiave del trattamento del colera, per tutti questi motivi, è la reidratazione. L`uso di antibiotici ha dimostrato di ridurre la durata della malattia e la necessità di reidratazione. Gli antibiotici più usati sono la tetraciclina o la doxiciclina, ma anche la ciprofloxacina, il cloramfenicolo o l`eritromicina.
Quando, 35 anni fa, il colera si manifestò a Napoli, sul banco degli imputati per l`infezione che provocò 24 morti salirono i mitili, in particolare le cozze. I molluschi, infatti, a causa della loro azione filtrante, accumulano al loro interno un buon numero di vibrioni costituendo, così, un buon mezzo d`infezione qualora siano consumati crudi o poco cotti.
Una curiosità: il nome della malattia deriva dal greco choléra, da cholé (= bile) e indicava la malattia che scaricava con violenza gli umori del corpo e lo stato d`animo conseguente, ovvero la collera.

di (20/08/2008)

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Commenti dei lettori

    • Emmeauerre24/10/2012
    • Ma già l'anno successivo emerse la verità: come successo in epoche precedenti, nell'800 per intenderci, il colera aveva preso a viaggiare...nel '72 si manifestò a Odessa dove fu attuato un rigido cordone sanitario. Quando l'anno successivo sbarcò nel Mediterraneo da Napoli partì un tempestivo allarme al Ministero della Sanità (allora su base nazionale)per alcuni casi fra passeggeri sbarcati in città. A Roma si commentò che a Napoli il caldo aveva dato alla testa...figurarsi, il colera...e non vennero quindi prese quelle misure di profilassi essenziali per l'isolamento dei malati. Le povere cozze ci andarono di mezzo, ovviamente, una volta immesso nel circolo fognario il vibrione, dopo fu tutta una sequela da manuale della diffusione epidemica. L'anno dopo, ammaestrati, bloccarono alcuni casi, nuovamente via mare a Napoli e dal cielo a Milano, adottando quelle misure che non erano state azionate in precedenza.