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Aiuti: «Vaccino lontano,
si deve cambiare metodo»
"Le attuali sperimentazioni sul vaccino contro l`Hiv non porteranno a nulla. Non possiamo illudere la gente: l`unica strada da percorrere per sperare di individuare un vaccino è cambiare strategia. Lasciare da parte le sperimentazioni attuali che si basano sullo studio di sieri composti da un solo antigene virale per volta, e concentrarsi sulle ricerche che prendono in considerazione cocktail di più antigeni. Altrimenti non si arriva da nessuna parte". A spiegarlo a Salute24 è l`immunologo Fernando Aiuti, docente di Medicina interna e professore emerito della Sapienza Università di Roma. Per adesso non esiste alcun vaccino contro l`Hiv, spiega l`esperto, "e se si continua così non si realizzerà mai".
Il vaccino italiano anti-Tat su cui si è cominciato a lavorare nel 2002, continua l`esperto,"dopo sette anni non ha ancora portato ad alcun risultato concreto. Siamo ancora alla fase due, praticamente agli inizi. Si deve cambiare metodo".
Un motivo per festeggiare - C`è, quindi, poco da festeggiare per quanto riguarda il vaccino: "Non dobbiamo illudere la gente", ribadisce l`immunologo. Mentre per la prima volta i dati a livello mondiale fanno tirare un, seppur piccolo, respiro di sollievo: "Però un buon motivo per festeggiare ce l`abbiamo. Per la prima volta dalla scoperta della malattia è stato registrato nel 2008 un calo delle nuove infezioni da Hiv (-17%) e dei morti a causa della patologia (-15%) rispetto al 2007". In tutti gli anni dal 1982, quando fu diagnosticato il primo caso di infezione da Hiv, spiega l`esperto, "percentuali come queste non si erano mai registrate".
Le terapie: prima è meglio. Il test aiuta - Il test è fondamentale per scoprire, in tempo, se si è contratto il virus. L`unico modo per contrastare la malattia, attualmente, è affidarsi alla terapia antivirale che, se iniziata in tempo, dà buone aspettative di vita: "Dieci, quindici o venti anni: nessuno può sapere in anticipo quanti anni si sopravvive. Ad oggi, però, sicuramente più di dieci anni". Il problema, spiega Aiuti, non risiede solo nell`Hiv e nelle infezioni correlate al deficit del sistema immunitario: "Le complicanze più gravi consistono nello sviluppo di tumori".
La terapia antivirale deve essere iniziata, spiega l`esperto, "da tutte le persone che presentano segni clinici - malati di AIDS e sindromi correlate - e dai soggetti asintomatici che hanno valori dei linfociti CD4 al di sotto di 350 per mm cubo e/o una viremia con numero di copie di RNA virale superiore alle 100.000". Le linee guida per l`applicazione della terapia vengono aggiornate di anno in anno, spiega l`esperto, e "negli ultimi tempi sono prevalentemente basate sul numero dei CD4".
Il vaccino italiano anti-Tat su cui si è cominciato a lavorare nel 2002, continua l`esperto,"dopo sette anni non ha ancora portato ad alcun risultato concreto. Siamo ancora alla fase due, praticamente agli inizi. Si deve cambiare metodo".
Un motivo per festeggiare - C`è, quindi, poco da festeggiare per quanto riguarda il vaccino: "Non dobbiamo illudere la gente", ribadisce l`immunologo. Mentre per la prima volta i dati a livello mondiale fanno tirare un, seppur piccolo, respiro di sollievo: "Però un buon motivo per festeggiare ce l`abbiamo. Per la prima volta dalla scoperta della malattia è stato registrato nel 2008 un calo delle nuove infezioni da Hiv (-17%) e dei morti a causa della patologia (-15%) rispetto al 2007". In tutti gli anni dal 1982, quando fu diagnosticato il primo caso di infezione da Hiv, spiega l`esperto, "percentuali come queste non si erano mai registrate".
Le terapie: prima è meglio. Il test aiuta - Il test è fondamentale per scoprire, in tempo, se si è contratto il virus. L`unico modo per contrastare la malattia, attualmente, è affidarsi alla terapia antivirale che, se iniziata in tempo, dà buone aspettative di vita: "Dieci, quindici o venti anni: nessuno può sapere in anticipo quanti anni si sopravvive. Ad oggi, però, sicuramente più di dieci anni". Il problema, spiega Aiuti, non risiede solo nell`Hiv e nelle infezioni correlate al deficit del sistema immunitario: "Le complicanze più gravi consistono nello sviluppo di tumori".
La terapia antivirale deve essere iniziata, spiega l`esperto, "da tutte le persone che presentano segni clinici - malati di AIDS e sindromi correlate - e dai soggetti asintomatici che hanno valori dei linfociti CD4 al di sotto di 350 per mm cubo e/o una viremia con numero di copie di RNA virale superiore alle 100.000". Le linee guida per l`applicazione della terapia vengono aggiornate di anno in anno, spiega l`esperto, e "negli ultimi tempi sono prevalentemente basate sul numero dei CD4".
di Miriam Cesta (01/12/2009)

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