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Medici cattolici: "Tempi maturi per il testamento biologico"

Sul testamento biologico "non si può più attendere". Parola dell`Associazione medici cattolici italiani (Amci) di Milano che, dopo gli interventi sul tema al Meeting di Comunione e Liberazione, invita "tutte le forze politiche ad aprire sin da subito un dibattito sia in sede parlamentare che nelle competenti commissioni". Una presa di posizione che farà sicuramente discutere il mondo cattolico, da sempre prudente rispetto al delicato rapporto tra legislatore e l`inizio e la fine della vita. Non è, però, la prima volta che l`Amci torna alla carica segnalando l`urgenza di mettere mano ad un provvedimento, si chiami testamento biologico o "Dichiarazioni anticipate di fine vita". Già l`anno scorso la sezione milanese, attraverso il suo presidente Giorgio Lambertenghi Deliliers, aveva chiesto alle istituzioni di fare presto. Le reazioni furono diverse: "Moltissime decisamente positive, altre contrarie a priori - spiegano dall`associazione in una nota-. In seguito abbiamo sollecitato a prendere una posizione su questa vitale questione non aspettando che casi di cronaca (non ultimo la vicenda Englaro) richiamassero l`opinione pubblica a questa dura realtà".Adesso i tempi sembrano più maturi. O quasi. A Rimini se n`è discusso a lungo. Per l`Amci milanese basi comuni su cui incontrarsi ci sono già: "Il documento del Comitato nazionale di bioetica approvato il 18 dicembre 2003 che riscosse un generale apprezzamento e i lavori condotti durante la scorsa legislatura nella Commissione Sanità di Palazzo Madama, presieduta dal senatore Ignazio Marino". Al resto deve pensare il Parlamento, dicono i medici cattolici, e "affrontare alcune vitali questioni non più procrastinabili: cosa è eutanasia e cosa è accanimento terapeutico".I nodi restano. Quando l`alimentazione artificiale da cura diventa accanimento terapeutico? "È pur vero che la valutazione deve rimanere sempre in ultimo ai medici - è scritto nella nota dell`Amci -, ma non si può dimenticare l`attuale quadro previsto dall`ordinamento giuridico in sede di responsabilità penale. Qui l`ultima voce spetta al legislatore". Le cronache degli ultimi mesi insegnano che i confini, ideologici oltre che scientifici, sono fragili. I Medici Cattolici di Milano richiamano un punto della "Carta" promossa dal Pontificio Consiglio della Pastorale per gli Operatori Sanitari nella quale è scritto che "l`alimentazione e l`idratazione, anche artificialmente amministrate, rientrano tra le cure normali dovute sempre all`ammalato quando non risultano gravose per lui; la loro indebita sospensione puo` avere il significato di vera e propria eutanasia". Tuttavia si spingono oltre: "Condividiamo in toto l`obbligo di non considerare l`alimentazione e l`idratazione una terapia - scrivono dall`associazione -, ma al contempo non possiamo evitare la riflessione che in alcuni casi - forse - anche questo atto può rivelarsi una sorta di accanimento terapeutico". (01/09/2008)

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Pubblicato il 01/09/2008