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I chirurghi Usa ci ripensano: "Il vecchio bypass batte lo stent"

Uno studio condotto dalla Boston Scientific Corp`s su oltre 3000 pazienti europei e statunitensi affetti da cardiopatie dovute all`occlusione delle arterie ha rivelato che la procedura chirurgica tramite bypass aortocoronarico risulta più efficiente dell`utilizzo degli stents coronarici.
Nel corso della ricerca, chiamata Syntax, i degenti sono stati suddivisi in due gruppi e curati tramite le due terapie attualmente utilizzate. Un terzo dei pazienti, affetto da condizioni di salute più gravi, è stato curato mediante bypass, e in questi casi la procedura risulta più efficiente. Gli altri sono stati casualmente assegnati al gruppo trattato con la terapia chirurgica o con quella angioplastica.
Le condizioni di salute dei malati sono state monitorate per il periodo di un anno. I risultati hanno mostrato che la percentuale di decessi avvenuti fra i pazienti sottoposti a bypass aortocoronarico si attesta al 7,7% mentre nel secondo gruppo al 7,6%. Ma il 14% dei pazienti curati con gli stents hanno necessitato di ulteriori interventi nei 12 mesi successivi, mentre quelli sottoposti a trattamento chirurgico soltanto per il 6%.
Douglas Weavwer, il presidente dell`American College of Cardiology, sostiene che l`intervento bypass aortocoronarico continua ad essere il trattamento più adeguato per la cura delle cardiopatie, perché gli effetti persistono per 10 anni dopo l`operazione.
Tuttavia Keith Dawkins, ricercatore del Boston Scientific, ritiene che l`utilizzo degli stents sia sicuro: “I problemi emersi durante lo studio - assicura lo specialista - sono legati soltanto alla rivascolarizzazione”. I medici sostengono che i dati emersi da questo studio non sono sufficienti per determinare con certezza i reali vantaggi e svantaggi di entrambe le procedure.
Secondo il Dr. Heinz Drexel, professore di medicina presso l`Università di Innsbruck e portavoce della Società o Europea di Cardiologia, “i pazienti dovrebbero essere monitorati per un periodo di almeno 5 anni per stabilire con certezza quale terapia sia migliore”.

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Pubblicato il 15/09/2008