Focus/Dal cuore al cervello:
così cambia la definizione di morte
Il 5 agosto 1968 il Journal of American Medical Association ha pubblicato il cosiddetto Rapporto di Harvard, tuttora in vigore, che lega il termine della vita alla "morte cerebrale". Il documento, redatto dai medici dell`università americana, guidati dall`anestesista Henry Knowles Beecher, fissava i tre requisiti che devono sussistere affinché un individuo venga ritenuto defunto: il coma, la perdita irreversibile di ogni attività cerebrale e l`impossibilità di respirare in modo autonomo.Il concetto di morte si è evoluto nel tempo.
Prima di allora una persona era considerata deceduta nel momento in cui il suo cuore smetteva di battere. Ma quando le nuove tecniche di rianimazione hanno permesso di far ripartire il cuore, è emersa l`esigenza di ridefinire la concezione stessa di morte. Tale stato viene normalmente identificato con l`encefalogramma piatto. Il Rapporto riveste un`importanza fondamentale per la pratica di espianto degli organi, dato che la "morte cerebrale" si configura coma il presupposto fondamentale per poter procedere al prelievo.
La legge italiana prevede infatti che il trapianto degli organi sia preceduto da alcuni accertamenti sulle condizioni del donatore, volti a testare l`effettiva decesso: test clinici in grado di determinare l`assenza di respirazione e analisi strumentali quali l`encefalogramma, che misura due volte nel corso di sei ore l`attività cerebrale prima di stabilirne la morte. L`organismo in cui cessi ogni attività cerebrale, nonostante il cuore continui a pulsare, non è in grado di garantire un adeguato funzionamento degli organi vitali, pertanto, benché mantenuto in vita artificialmente, non sarà più in grado di svolgere le normali funzioni vitali.
Prima di allora una persona era considerata deceduta nel momento in cui il suo cuore smetteva di battere. Ma quando le nuove tecniche di rianimazione hanno permesso di far ripartire il cuore, è emersa l`esigenza di ridefinire la concezione stessa di morte. Tale stato viene normalmente identificato con l`encefalogramma piatto. Il Rapporto riveste un`importanza fondamentale per la pratica di espianto degli organi, dato che la "morte cerebrale" si configura coma il presupposto fondamentale per poter procedere al prelievo.
La legge italiana prevede infatti che il trapianto degli organi sia preceduto da alcuni accertamenti sulle condizioni del donatore, volti a testare l`effettiva decesso: test clinici in grado di determinare l`assenza di respirazione e analisi strumentali quali l`encefalogramma, che misura due volte nel corso di sei ore l`attività cerebrale prima di stabilirne la morte. L`organismo in cui cessi ogni attività cerebrale, nonostante il cuore continui a pulsare, non è in grado di garantire un adeguato funzionamento degli organi vitali, pertanto, benché mantenuto in vita artificialmente, non sarà più in grado di svolgere le normali funzioni vitali.
di ida casilli (01/09/2008)

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