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Calvizie: le domande/1 A che età il trapianto? I consigli dell’esperto

Dal cuscino allo specchio, il risveglio può essere davvero una brutta avventura. Secono le statistiche il 66% degli uomini sperimenta la perdita di capelli, prima o poi. Quando è molto precoce e ampia, si provano tutte: cibi macrobiotici, lozioni, massaggi elettrostimolati. In altri casi, la scelta può essere definitiva: l`autotrapianto. Ma quando e come intervenire? Lo spiega il professor Pietro Lorenzetti, chirurgo plastico, ricostruttivo ed estetico, direttore del Villa Borghese Institute, di Roma, che dalle pagine dello specialista risponde alle domande dei lettori. L`indirizzo a cui scrivere è chirurgoestetico-salute24@ilsole24ore.com
A quale età sottoporsi a trapianto in caso di alopecia androgenetica?
Se ci sono le indicazioni, cioè se siamo in presenza di un’area di rarefazione dei capelli tale da richiedere un trapianto, a partire dai 25-26 anni è ipotizzabile un trapianto. Generalmente lo sconsiglio in età antecedente perché non si è ancora stabilizzata la perdita dei capelli e quindi si rischia di non dare un risultato esteticamente corretto nel futuro. Infatti il rischio è quello che negli anni successivi, perdendo tanti capelli, la linea frontale arretri molto, provocando un risultato poco gradevole. Nel caso si voglia fare un trapianto in una persona più giovane di 25 anni bisogna sempre mantenersi con un’attaccatura della linea frontale abbastanza alta.
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Bisogna vedere che tipo di aspettativa c’è dall’autotrapianto: se uno desidera una capigliatura fitta va valutato con attenzione per evitare un risultato insoddisfacente, si può ottenere invece una redistribuzione equilibrata ma non una linea frontale molto bassa. L’autotrapianto è una redistribuzione di bulbi da una zona donatrice ad una ricevente: se la zona donatrice è meno estesa di quella ricevente, il risultato sarà meno valido.
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Nel tempo la calvizie potrebbe avanzare nonostante un HT, chi può valutare ciò e se questo accadesse tenendo presente che l’area donatrice non è infinita come ci si dovrà comportare?
La valutazione spetta al chirurgo plastico che ha fatto l’intervento. Per questa ragione è opportuno effettuare alcuni controlli a distanza del primo intervento. In fondo una perdita di capelli con l’avanzare dell’età è praticamente inevitabile.
Inoltre c’è un limite all’autotrapianto legato alla ricchezza di bulbi nella zona donatrice. Si possono effettuare più autotrapianti fino a che non si esaurisce la zona donatrice, dopodichè bisogna accontentarsi del risultato.
A chi ci si può rivolgere?

L’importante è affidarsi a specialisti e medici, meglio ancora se specialisti in chirurgia plastica, con una valida qualifica professionale. A tal proposito va ricordato che esiste una vera e propria società scientifica, la ISHR, l`Italian Society for Hair Restoration, nel cui sito sono elencati gli specialisti esperti in questa metodica.
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di cosimo colasanto
Pubblicato il 03/02/2010