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«Malincoweb»:
troppo tempo a navigare
a rischio depressione
Malincoweb. Ovvero, il lato oscuro delle Rete, quando Internet, facebook, twitter e posta elettronica rubano il tempo e fanno intristire. Può accadere anche questo, secondo i ricercatori dell`Università di Leeds: se il rapporto con la tecnologia diventa troppo ossessivo, nell`1,2% dei casi si può innescare una vera dipendenza, con i sintomi della depressione.
Il lato oscuro - Si tratta del primo studio su larga scala sugli effetti psicologici della Rete, quello realizzato dagli esperti britannici che sarà pubblicato sulla rivista Psychopathology. Sotto esame sono finite le abitudini di 1.319 persone tra i 16 e i 59 anni e più di uno su 100 è stato classificato come "web-addicted", dipendente da Internet. Una percentuale maggiore dei dipendenti dal gioco d`azzardo, fermi allo 0,6%. I giovani, età media 21 anni, sono la categoria più a rischio.
Catturati nella Rete - I ricercatori affermano che la soglia tra normalità e malattia nasce quando si prova più soddisfazione nelle relazioni virtuali che in quelle reali. Un campanello d`allarme che suona per i cybernauti. "Molti di noi usano Internet per pagare bollette, fare acquisti e inviare email - spiega Catriona Morrison, autrice dello studio - ma c`è un piccolo sottoinsieme della popolazione che fatica a controllare quanto tempo passa online, al punto che ciò interferisce con le loro attività quotidiane".
La relazione con la depressione è tutta da verificare. "L`uso eccessivo del mezzo è legato ai sintomi depressivi - riferisce ancora Morrison - ma resta da stabilire se sia la depressione a spingere ad un maggiore uso di Internet o, viceversa, Internet ne sia la causa".
Il parere dell`esperta - Lo studio inglese segue un altro condotto da ricercatori americani dell`Università della Virginia e pubblicato su Developmental Psychology, nel quale si sostiene che i giovani con problemi comportamentali usano i social network in modo negativo. Gli adolescenti non dovrebbero essere lasciati a se stessi, spiega Paola Vinciguerrra, psicologa e presidente dell`Espad (Associazione europea disturbi da attacchi di panico): "Non dobbiamo scambiare il pc per una baby-sitter come accadeva per la televisione - commenta l`esperta- se ci accorgiamo che qualcosa non va, dialoghiamo ma non bombardiamoli di domande, osserviamo i loro comportamenti e gli orari, mostriamoci aperti e curiosi di saperne di più". Solo nei casi limite, afferma Vinciguerra, "si deve intervenire limitando il tempo e cercando di offrire delle attività ricreative diverse".
Il lato oscuro - Si tratta del primo studio su larga scala sugli effetti psicologici della Rete, quello realizzato dagli esperti britannici che sarà pubblicato sulla rivista Psychopathology. Sotto esame sono finite le abitudini di 1.319 persone tra i 16 e i 59 anni e più di uno su 100 è stato classificato come "web-addicted", dipendente da Internet. Una percentuale maggiore dei dipendenti dal gioco d`azzardo, fermi allo 0,6%. I giovani, età media 21 anni, sono la categoria più a rischio.
Catturati nella Rete - I ricercatori affermano che la soglia tra normalità e malattia nasce quando si prova più soddisfazione nelle relazioni virtuali che in quelle reali. Un campanello d`allarme che suona per i cybernauti. "Molti di noi usano Internet per pagare bollette, fare acquisti e inviare email - spiega Catriona Morrison, autrice dello studio - ma c`è un piccolo sottoinsieme della popolazione che fatica a controllare quanto tempo passa online, al punto che ciò interferisce con le loro attività quotidiane".
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Il parere dell`esperta - Lo studio inglese segue un altro condotto da ricercatori americani dell`Università della Virginia e pubblicato su Developmental Psychology, nel quale si sostiene che i giovani con problemi comportamentali usano i social network in modo negativo. Gli adolescenti non dovrebbero essere lasciati a se stessi, spiega Paola Vinciguerrra, psicologa e presidente dell`Espad (Associazione europea disturbi da attacchi di panico): "Non dobbiamo scambiare il pc per una baby-sitter come accadeva per la televisione - commenta l`esperta- se ci accorgiamo che qualcosa non va, dialoghiamo ma non bombardiamoli di domande, osserviamo i loro comportamenti e gli orari, mostriamoci aperti e curiosi di saperne di più". Solo nei casi limite, afferma Vinciguerra, "si deve intervenire limitando il tempo e cercando di offrire delle attività ricreative diverse".
di cosimo colasanto (03/02/2010)

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