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Studio inglese rivela: chi è in stato vegetativo mostra coscienza

I pazienti in stato vegetativo non sono chiusi al mondo esterno e rispondono agli stimoli: è quanto sostiene uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori britannici, statunitensi e belgi guidati dal neuroscienziato Martin Monti del Medical Research Council Cognition and Brain Sciences Unit di Cambridge (Inghilterra) e pubblicato sul New England Journal of Medicine.
La ricerca - Lo studio è stato condotto su 54 soggetti che, a  causa di lesioni cerebrali traumatiche, meningiti, encefaliti o danni da assenza di ossigeno, hanno ricevuto diagnosi di stato vegetativo (23 pazienti) o di minima coscienza (31 pazienti). Attraverso la risonanza magnetica funzionale per immagini, in grado di scansionare la funzionalità cerebrale, è emerso che quando i soggetti venivano invitati a pensare di colpire una palla da tennis o di passeggiare per il loro quartiere attivavano le aree cerebrali fisiologicamente predisposte al movimento. Alla fine dell`esperimento, quattro pazienti che inizialmente erano stati ritenuti in stato vegetativo sono stati riclassificati all`interno dello stato di minima coscienza.
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Lo stato vegetativo e lo stato di minima coscienza - Lo stato vegetativo è quello stato in cui, solitamente a causa di un danno al cervello, i pazienti non sono in grado di comunicare e vivono in stato di incoscienza pur mostrando attività cerebrale. Lo stato di minima coscienza, invece, è una condizione clinica successiva allo stato vegetativo caratterizzata da una severa alterazione di coscienza con presenza di una minima, ma definita, manifestazione comportamentale di relazione con il contesto ambientale - il paziente riesce ad eseguire ordini semplici in modo incostante e fluttuante. (Commissione Tecnico-Scientifica istituita con D.M. 12 Settembre 2005 “Stato vegetativo e stato di minima coscienza”).
Un caso in particolare -
Uno, in particolare, il caso che ha attirato l`attenzione dei ricercatori: un paziente belga di 22 anni che cinque anni fa aveva subito un incidente con conseguente trauma cerebrale. Il ragazzo, dichiarato in stato vegetativo, è stato in grado attraverso la scansione cerebrale di confermare il nome di suo padre, Alexander, e di rispondere correttamente a 5 domande su 6 che lo riguardavano comunicando il "sì" e il "no" attraverso il pensiero. "Abbiamo cercato di andare oltre, però purtroppo abbiamo fallito - spiega Monti -. Ma siamo riusciti a dare al ragazzo, anche se per poco, una voce. In un certo senso abbiamo avuto un risultato molto positivo. Siamo riusciti a interagire: è una cosa estremamente eccitante".
Niente false speranze - Lo studio, spiegano i ricercatori, ha dato risultati positivi. Attenzione, però: niente false speranze per i familiari delle persone che si trovano in stato vegetativo o di minima coscienza. Le "prove di coscienza", ovvero le risposte agli stimoli, sono state infatti rilevate solo in una piccola percentuale di pazienti, e in particolare solo in alcuni di quelli che hanno subito lesioni cerebrali traumatiche. Nulla di fatto, invece, per coloro i cui danni sono stati causati dalla mancanza di ossigeno.

di Miriam Cesta
Pubblicato il 04/02/2010