Studio inglese rivela:
chi è in stato vegetativo
mostra coscienza
I pazienti in stato vegetativo non sono chiusi al mondo esterno e rispondono agli stimoli: è quanto sostiene uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori britannici, statunitensi e belgi guidati dal neuroscienziato Martin Monti del Medical Research Council Cognition and Brain Sciences Unit di Cambridge (Inghilterra) e pubblicato sul New England Journal of Medicine.
La ricerca - Lo studio è stato condotto su 54 soggetti che, a causa di lesioni cerebrali traumatiche, meningiti, encefaliti o danni da assenza di ossigeno, hanno ricevuto diagnosi di stato vegetativo (23 pazienti) o di minima coscienza (31 pazienti). Attraverso la risonanza magnetica funzionale per immagini, in grado di scansionare la funzionalità cerebrale, è emerso che quando i soggetti venivano invitati a pensare di colpire una palla da tennis o di passeggiare per il loro quartiere attivavano le aree cerebrali fisiologicamente predisposte al movimento. Alla fine dell`esperimento, quattro pazienti che inizialmente erano stati ritenuti in stato vegetativo sono stati riclassificati all`interno dello stato di minima coscienza.
Stato vegetativo, l`esperta: "Diagnosi sbagliate nel 40% dei casi"
Lo stato vegetativo e lo stato di minima coscienza - Lo stato vegetativo è quello stato in cui, solitamente a causa di un danno al cervello, i pazienti non sono in grado di comunicare e vivono in stato di incoscienza pur mostrando attività cerebrale. Lo stato di minima coscienza, invece, è una condizione clinica successiva allo stato vegetativo caratterizzata da una severa alterazione di coscienza con presenza di una minima, ma definita, manifestazione comportamentale di relazione con il contesto ambientale - il paziente riesce ad eseguire ordini semplici in modo incostante e fluttuante. (Commissione Tecnico-Scientifica istituita con D.M. 12 Settembre 2005 “Stato vegetativo e stato di minima coscienza”).
Un caso in particolare - Uno, in particolare, il caso che ha attirato l`attenzione dei ricercatori: un paziente belga di 22 anni che cinque anni fa aveva subito un incidente con conseguente trauma cerebrale. Il ragazzo, dichiarato in stato vegetativo, è stato in grado attraverso la scansione cerebrale di confermare il nome di suo padre, Alexander, e di rispondere correttamente a 5 domande su 6 che lo riguardavano comunicando il "sì" e il "no" attraverso il pensiero. "Abbiamo cercato di andare oltre, però purtroppo abbiamo fallito - spiega Monti -. Ma siamo riusciti a dare al ragazzo, anche se per poco, una voce. In un certo senso abbiamo avuto un risultato molto positivo. Siamo riusciti a interagire: è una cosa estremamente eccitante".
Niente false speranze - Lo studio, spiegano i ricercatori, ha dato risultati positivi. Attenzione, però: niente false speranze per i familiari delle persone che si trovano in stato vegetativo o di minima coscienza. Le "prove di coscienza", ovvero le risposte agli stimoli, sono state infatti rilevate solo in una piccola percentuale di pazienti, e in particolare solo in alcuni di quelli che hanno subito lesioni cerebrali traumatiche. Nulla di fatto, invece, per coloro i cui danni sono stati causati dalla mancanza di ossigeno.
La ricerca - Lo studio è stato condotto su 54 soggetti che, a causa di lesioni cerebrali traumatiche, meningiti, encefaliti o danni da assenza di ossigeno, hanno ricevuto diagnosi di stato vegetativo (23 pazienti) o di minima coscienza (31 pazienti). Attraverso la risonanza magnetica funzionale per immagini, in grado di scansionare la funzionalità cerebrale, è emerso che quando i soggetti venivano invitati a pensare di colpire una palla da tennis o di passeggiare per il loro quartiere attivavano le aree cerebrali fisiologicamente predisposte al movimento. Alla fine dell`esperimento, quattro pazienti che inizialmente erano stati ritenuti in stato vegetativo sono stati riclassificati all`interno dello stato di minima coscienza.
Stato vegetativo, l`esperta: "Diagnosi sbagliate nel 40% dei casi"
Lo stato vegetativo e lo stato di minima coscienza - Lo stato vegetativo è quello stato in cui, solitamente a causa di un danno al cervello, i pazienti non sono in grado di comunicare e vivono in stato di incoscienza pur mostrando attività cerebrale. Lo stato di minima coscienza, invece, è una condizione clinica successiva allo stato vegetativo caratterizzata da una severa alterazione di coscienza con presenza di una minima, ma definita, manifestazione comportamentale di relazione con il contesto ambientale - il paziente riesce ad eseguire ordini semplici in modo incostante e fluttuante. (Commissione Tecnico-Scientifica istituita con D.M. 12 Settembre 2005 “Stato vegetativo e stato di minima coscienza”).
Un caso in particolare - Uno, in particolare, il caso che ha attirato l`attenzione dei ricercatori: un paziente belga di 22 anni che cinque anni fa aveva subito un incidente con conseguente trauma cerebrale. Il ragazzo, dichiarato in stato vegetativo, è stato in grado attraverso la scansione cerebrale di confermare il nome di suo padre, Alexander, e di rispondere correttamente a 5 domande su 6 che lo riguardavano comunicando il "sì" e il "no" attraverso il pensiero. "Abbiamo cercato di andare oltre, però purtroppo abbiamo fallito - spiega Monti -. Ma siamo riusciti a dare al ragazzo, anche se per poco, una voce. In un certo senso abbiamo avuto un risultato molto positivo. Siamo riusciti a interagire: è una cosa estremamente eccitante".
Niente false speranze - Lo studio, spiegano i ricercatori, ha dato risultati positivi. Attenzione, però: niente false speranze per i familiari delle persone che si trovano in stato vegetativo o di minima coscienza. Le "prove di coscienza", ovvero le risposte agli stimoli, sono state infatti rilevate solo in una piccola percentuale di pazienti, e in particolare solo in alcuni di quelli che hanno subito lesioni cerebrali traumatiche. Nulla di fatto, invece, per coloro i cui danni sono stati causati dalla mancanza di ossigeno.
di Miriam Cesta (04/02/2010)
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Commenti dei lettori
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- Intanto dall`articolo si evince che l`affermazione del titolo riguarda una percentuale esigua dei pazienti e, invece, sembra fatto apposta per creare equivoci. O era questa l`intenzione? E quelli che non hanno più nessun attività cerebrale, neanche la minima?
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- Dall`articolo si evince tutt`altra cosa rispetto al titolo che sembra fatto apposta per creare equivoci. Sarà, ma...
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- Una domanda: lo studio è stato sponsorizzato dal Vaticano e da Sacconi?
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- a qualcuno dà fastidio se si scopre che alcuni di coloro che si trovano in quella penosa condizione hanno una minima coscienza? a leggere i commenti precedenti, pare di sì. scommetto che a parole si tratta di fautori della libertà di pensiero e dell`onestà intellettuale.
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- Attenzione a. 5 casi su 54 = un po` più del 9% dei pazienti b. 54 pazienti sono una popolazione un esigua per ritenere di poter estendere sin da ora questi risultati all`intera popolazione di pazienti comatosi c. si tratta di uno studio basato su tecniche di diagnostica per immagini (fMRI); in altre parole si tratta più di avvincente teoria che di brutale pratica e va comunque supportato con dati clinici d. giudizio personale: per un medico un po` grossolano come me, le differenze di definizione (e bisogna conoscerle prima di pronunciarsi a sproposito come fanno taluni politici) tra stato vegetativo permanente e minimally responsive patient sono piuttosto sofistiche. Mi sono più chiare le differenze tra una persona viva (respira, cammina, parla) ma in stato di sofferenza per una malattia ed una morta (o quasi stando ai dati epidemiologici). In un mondo in cui le risorse non sono infinite non ha senso investire per fare della seconda un "laboratorio" dei progressi delle tecniche di terapia intensiva quando vanno curate o quantomeno alleviate le sofferenze della prima.
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- Cosa ne sa la scienza di "co-scienza" ? Per i medici è solo una questione di risposta a stimoli. La medicina che si rifugia nella semiotica per definire i propi limiti. Solo chi ama la vita capisce che animale o vegetale che uno sia la coscienza non ti abbandonerà mai. Non abbandona i criminali, non abbandona chi è in coma, non abbandona per un breve periodo nemmeno chi è clinicamente morto. Le prove abbondano sul soggetto. Anche lasciando la religione fuori dal discorso...

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