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Stato vegetativo L’esperta: «Sbagliate il 40% delle diagnosi»

Alcuni pazienti in stato vegetativo non sono chiusi al mondo esterno e possono rispondere agli stimoli: è quanto sostiene uno studio realizzato da un gruppo di ricercatori britannici, statunitensi e belgi guidati dal neuroscienziato Martin Monti del Medical Research Council Cognition and Brain Sciences Unit di Cambridge (Inghilterra) e pubblicato sul New England Journal of Medicine, da cui emerge che alcuni pazienti in stato vegetativo - oltre a quelli che si trovano in stato di minima coscienza - possono rispondere a stimoli che provengono dall`esterno. "L`ipotesi è che i pazienti che non rispondono a ordini semplici, come quelli in stato vegetativo, non abbiano totale `assenza di coscienza`, ma abbiano anzi dei `contenuti di coscienza`", spiega a Salute24 Rita Formisano, primario dell`Unità Post-coma dell`Irccs Santa Lucia di Roma. Si parla infatti di "isole di coscienza", cioè di aree cerebrali che si attivano consentendo al paziente di avvertire gli stimoli esterni. "Nei pazienti in stato di minima coscienza è usuale che i pazienti rispondano, anche se in maniera incostante e fluttuante, agli stimoli esterni. Ciò che stupisce è che accada anche in alcuni pazienti in stato vegetativo".
Quando si attivano le isole di coscienza in pazienti in stato vegetativo, spiega l`esperta, si dà vita a un "dubbio diagnostico". Nello studio pubblicato su New England Journal of Medicine quattro dei 54 pazienti esaminati, ritenuti in stato vegetativo, sono stati riclassificati all`interno dello stato di minima coscienza: "Accade molto spesso. Nella letteratura internazionale - continua l`esperta - si arriva al 40% di errori diagnostici: molti pazienti, dopo essere stati definiti in stato vegetativo, vengono riclassificati in stato di minima coscienza".
Stato vegetativo, di minima coscienza, coma. Condizioni tutte delicate e molto complesse, che vanno valutate caso per caso: "Questo dimostra che questi pazienti devono essere seguiti in strutture adatte e altamente specializzate - conclude Formisano - in grado di fornire assistenza di qualità, tecniche diagnostiche avanzate e di stare al passo con la ricerca". 

di Miriam Cesta
Pubblicato il 04/02/2010