Logo salute24

Diabete: la ricerca fa progressi Il futuro è nelle beta-cellule

La ricerca sul diabete ha compiuto notevoli passi avanti. Nel corso dell’European association for the study of diabetes (Easd) che si è svolto a Roma sono stati comunicati i risultati di due importanti studi riguardanti i progressi effettuati in questo campo. Uno studio riguarda il trapianto di isole pancreatiche, mentre il secondo la possibilità di replicare le beta-cellule.
Il primo riguarda nuovi sviluppi nell’ambito del trapianto di “isole pancreatiche” nei pazienti colpiti da diabete di tipo 1. La procedura prevede, anziché il trapianto del pancreas, l’inserimento delle sole cellule-beta (quelle addette alla produzione di insulina) per sostituire quelle in necrosi. Questa terapia permette di stabilizzare la glicemia ristabilendo la secrezione endogena di insulina, ma presenta delle controindicazioni: la necessità di ricorrere a vita agli immunosoppressori e il progressivo deterioramento della funzionalità delle “isole” dopo il trapianto.
Camillo Ricordi, del Diabetes Resarch Institute dell’Università di Miami, ha esaminato i miglioramenti riscontrati in questo campo negli ultimi 10 anni. L’adozione della terapia immunosoppressiva a base di sirolimus-prograf ha permesso di ottenere nell’80% dei pazienti (rispetto ai valori precedenti che si attestavano tra il 10 e il 40%) sottoposti a trapianto di “isole” l’inlinsulino-indipendenza per oltre un anno dopo l’intervento. Nel periodo antecedente soltanto 1/3 delle isole trapiantate funzionava a distanza di un anno. Gli studi a lungo termine (3/7 anni) hanno evidenziato un declino delle cellule trapiantate, tuttavia la glicemia dei riceventi si è attestata su livelli pressoché normali.
Una possibile spiegazione al deterioramento delle “isole” trapiantate, secondo Ricordi, può essere ricondotta all’azione anti-rigetto del sirolimus-prograf: tale farmaco, infatti, compromette la capacità di rigenerazione delle beta-cellule con conseguente impossibilità di mantenere a lungo una secrezione sufficiente di insulina. L’obiettivo cui i ricercatori vogliono pervenire consiste nel prolungare gli effetti del trapianto, riducendo le conseguenze indesiderate delle terapie immunosoppressive.
Il secondo studio, redatto da Nathalie Fiaschi-Taesch e Andrew Stewart dell’University of Pittsburgh School of Medicine, è incentrato sulla possibilità di replicare le beta-cellule. Sebbene fino a poco tempo fa si ritenesse che queste cellule non fossero in grado di riprodursi, alcune ricerche effettuate sui topi hanno dimostrato il contrario.

di
Pubblicato il 01/09/2008