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Farmaci, badanti e visite:
costa sedicimila euro
l’assistenza fai-da-te
Sedicimila euro, a occhio e croce. È quanto può arrivare a spendere un singolo paziente ogni anno di tasca propria. Il calcolo è di Cittadinanzattiva: in media quasi 2500 euro per l’acquisto di farmaci necessari e non rimborsati, altri 1600 per l’acquisto di protesi ed ausili, circa 850 euro per visite ed esami. E ancora: 1.800 euro l’anno per chi necessita di assistenza psicologica e 9400 euro per la badante.
A dirlo il IX Rapporto sulle politiche della cronicità, dal titolo “Malattie croniche e diritti: zona ad accesso limitato”, presentato oggi a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva. Ai costi sostenuti privatamente si aggiungono i nodi legati all`assistenza dei malati cronici. Lo scenario descritto con il contributo di 48 fra le oltre 80 organizzazioni di persone affette da patologie croniche e rare è sconfortante: diagnosi tardive, assistenza territoriale carente, accesso ai farmaci difficoltoso e difforme sul territorio nazionale.
Secondo i dati 2009 dell’Istat, il 38,8% dei residenti in Italia è affetto da almeno una patologia cronica, fra le quali le più diffuse sono: l’artrosi/artrite (17,8%); l’ipertensione (15,8%); le malattie allergiche (10,2%); l’osteoporosi (7,3%); la bronchite cronica e l’asma bronchiale (6,2%); il diabete (4,8%).
Accedere ad una diagnosi è una vera impresa per i cittadini, in particolare per quelli affetti da malattie rare. Il 92% delle associazioni segnala infatti difficoltà di giungere ad una diagnosi precisa e tempestiva. La conseguenza immediata delle diagnosi ritardate è nella insorgenza e peggioramento delle complicanze (segnalata dal 66% delle associazioni) oltre che nell’aumento dei costi sociali (65%) e dei costi privati (60%).
L`"effetto collaterale" è la crescita di ricoveri impropri. Oltre la metà delle associazioni (52%) ritiene che i pazienti siano costretti ad acceder ai ricoveri in ospedale per le carenze dell’assistenza sanitaria territoriale. Sotto accusa finisce innanzitutto l’assistenza domiciliare, considerata insoddisfacente da oltre il 70% delle associazioni. Percentuali quasi analoghe ricevono la riabilitazione (69%) e l’assistenza protesica (63%).
Anche la riabilitazione, a detta dei pazienti cronici, non è soddisfacente: strutture inadeguate (elemento segnalato dal 70% dei pazienti), specialisti carenti (64%). Non ultimo è il problema dei farmaci. Disomogeneità nella distribuzione dei farmaci tra Regioni e anche fra le Asl della stessa regione; limiti di budget; la non rimborsabilità di alcuni farmaci che si trovano in fascia C, a totale carico dei cittadini, nonostante siano indispensabili per la salute degli stessi. Problema che si estende ai parafarmaci, come integratori alimentari, alimenti particolari, creme e pomate, lacrime artificiali considerati indispensabili per il trattamento della patologia, ma nonostante questo a carico dei cittadini.
A dirlo il IX Rapporto sulle politiche della cronicità, dal titolo “Malattie croniche e diritti: zona ad accesso limitato”, presentato oggi a Roma dal Coordinamento nazionale delle associazioni dei malati cronici (CnAMC) di Cittadinanzattiva. Ai costi sostenuti privatamente si aggiungono i nodi legati all`assistenza dei malati cronici. Lo scenario descritto con il contributo di 48 fra le oltre 80 organizzazioni di persone affette da patologie croniche e rare è sconfortante: diagnosi tardive, assistenza territoriale carente, accesso ai farmaci difficoltoso e difforme sul territorio nazionale.
Secondo i dati 2009 dell’Istat, il 38,8% dei residenti in Italia è affetto da almeno una patologia cronica, fra le quali le più diffuse sono: l’artrosi/artrite (17,8%); l’ipertensione (15,8%); le malattie allergiche (10,2%); l’osteoporosi (7,3%); la bronchite cronica e l’asma bronchiale (6,2%); il diabete (4,8%).
Accedere ad una diagnosi è una vera impresa per i cittadini, in particolare per quelli affetti da malattie rare. Il 92% delle associazioni segnala infatti difficoltà di giungere ad una diagnosi precisa e tempestiva. La conseguenza immediata delle diagnosi ritardate è nella insorgenza e peggioramento delle complicanze (segnalata dal 66% delle associazioni) oltre che nell’aumento dei costi sociali (65%) e dei costi privati (60%).
L`"effetto collaterale" è la crescita di ricoveri impropri. Oltre la metà delle associazioni (52%) ritiene che i pazienti siano costretti ad acceder ai ricoveri in ospedale per le carenze dell’assistenza sanitaria territoriale. Sotto accusa finisce innanzitutto l’assistenza domiciliare, considerata insoddisfacente da oltre il 70% delle associazioni. Percentuali quasi analoghe ricevono la riabilitazione (69%) e l’assistenza protesica (63%).
Anche la riabilitazione, a detta dei pazienti cronici, non è soddisfacente: strutture inadeguate (elemento segnalato dal 70% dei pazienti), specialisti carenti (64%). Non ultimo è il problema dei farmaci. Disomogeneità nella distribuzione dei farmaci tra Regioni e anche fra le Asl della stessa regione; limiti di budget; la non rimborsabilità di alcuni farmaci che si trovano in fascia C, a totale carico dei cittadini, nonostante siano indispensabili per la salute degli stessi. Problema che si estende ai parafarmaci, come integratori alimentari, alimenti particolari, creme e pomate, lacrime artificiali considerati indispensabili per il trattamento della patologia, ma nonostante questo a carico dei cittadini.
di cosimo colasanto (11/03/2010)

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