Lotta al cancro:
la ricerca Usa parla
sempre più italiano
Arrivano da due ricercatori italiani che lavorano negli Usa nuove importanti scoperte che fanno luce sui meccanismi di crescita dei tumori e aprono la porta a nuove terapie.
Due diversi meccanismi cellulari connessi con lo sviluppo dei tumori sono stati infatti individuati dai team guidati da Davide Ruggero, ricercatore della University of California di San Francisco, e da Pier Paolo Pandolfi, dell`Harvard Medical School di Boston.
Il primo studio, pubblicato su Cancer Cell dai ricercatori dell`Università della California, ha dimostrato che un difetto dell`enzima chiamato mTOR (mammalian target of rapamycin), che regola il fabbisogno nutrizionale ed energetico della cellula e stimola la produzione di proteine chiave per la crescita cellulare, potrebbe rendere le persone suscettibili allo sviluppo del cancro. Secondo gli studiosi infatti, se le cellule perdono la capacità di controllare l`attività dell`mTOR, l`enzima diviene iperattivo e aumenta i tassi di sintesi proteica, consentendo alle cellule cancerose di proliferare senza limiti e formare nuove masse tumorali. Gli esperti affermano di aver scoperto, tuttavia, una nuova generazione di farmaci inibitori che potrebbe "correggere" questa anomalia cellulare e influenzare il trattamento di diversi tumori, tra cui il linfoma, il carcinomacolorettale, il cancro alla prostata, al seno, al cervello e il mieloma multiplo. "Il nostro lavoro - afferma Ruggero - ha il potenziale per creare benefici reali e tangibili per la comunità medica".
Il secondo studio, pubblicato su Nature dai ricercatori dell`Harvard Medical School di Boston, ha dimostrato che attraverso la disattivazione del gene Skp2 è possibile innescare un processo di invecchiamento delle cellule tumorali che impedisce loro di crescere e dividersi, fino a provocarne la morte. La ricerca condotta su un gruppo di roditori affetti da cancro alla prostata, ha dimostrato che dopo un periodo di sei mesi i topi cui era stato disattivato il gene Skp2 avevano sviluppato tumori di dimensioni significativamente inferiori, poichè le cellule cancerogene - ma non quelle sane - avevano iniziato ad invecchiare. Disattivare il gene Skp2 potrebbe dunque servire, secondo Pandolfi, come "terapia pro-senescenza per la cura e la prevenzione del cancro".
Due diversi meccanismi cellulari connessi con lo sviluppo dei tumori sono stati infatti individuati dai team guidati da Davide Ruggero, ricercatore della University of California di San Francisco, e da Pier Paolo Pandolfi, dell`Harvard Medical School di Boston.
Il primo studio, pubblicato su Cancer Cell dai ricercatori dell`Università della California, ha dimostrato che un difetto dell`enzima chiamato mTOR (mammalian target of rapamycin), che regola il fabbisogno nutrizionale ed energetico della cellula e stimola la produzione di proteine chiave per la crescita cellulare, potrebbe rendere le persone suscettibili allo sviluppo del cancro. Secondo gli studiosi infatti, se le cellule perdono la capacità di controllare l`attività dell`mTOR, l`enzima diviene iperattivo e aumenta i tassi di sintesi proteica, consentendo alle cellule cancerose di proliferare senza limiti e formare nuove masse tumorali. Gli esperti affermano di aver scoperto, tuttavia, una nuova generazione di farmaci inibitori che potrebbe "correggere" questa anomalia cellulare e influenzare il trattamento di diversi tumori, tra cui il linfoma, il carcinomacolorettale, il cancro alla prostata, al seno, al cervello e il mieloma multiplo. "Il nostro lavoro - afferma Ruggero - ha il potenziale per creare benefici reali e tangibili per la comunità medica".
Il secondo studio, pubblicato su Nature dai ricercatori dell`Harvard Medical School di Boston, ha dimostrato che attraverso la disattivazione del gene Skp2 è possibile innescare un processo di invecchiamento delle cellule tumorali che impedisce loro di crescere e dividersi, fino a provocarne la morte. La ricerca condotta su un gruppo di roditori affetti da cancro alla prostata, ha dimostrato che dopo un periodo di sei mesi i topi cui era stato disattivato il gene Skp2 avevano sviluppato tumori di dimensioni significativamente inferiori, poichè le cellule cancerogene - ma non quelle sane - avevano iniziato ad invecchiare. Disattivare il gene Skp2 potrebbe dunque servire, secondo Pandolfi, come "terapia pro-senescenza per la cura e la prevenzione del cancro".
di nadia comerci (18/03/2010)
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Commenti dei lettori
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- Ho perso mio padre 13 anni fa dopo un combattimento con questa malattia che è durato circa 5 anni. Spero oggi per i miei figli e per tutta la popolazione del mondo che non debbano soffrire quello che abbiamo sofferto noi. Un grazie enorme a tutti i ricercatori e alle persone che con le loro donazioni danno una possibilità in più per combattere questo male.
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- E` MORTO UN MIO CARISSIMO AMICO DOPO UN ANNO DI LOTTA , IN CUI HA CREDUTO FINO ALLA FINE DI FARCELA SPERO CHE LA RICERCA FACCIA PRESTO NEL DARCI DELLE TERAPIE CHE DISTRUGGANO QUESTO MALE un bacio a enri che ci ha lasciati
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- vorrei che questa cura fosse messa subito a disposizione,perchè ho una sorella giovane che sta combattendo il male

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