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Online il bioalgoritmo
che farà luce
sul «Dna-ombra»

In principio erano 100.000, poi sono diventati poco più di 20.000 e neanche tutti essenziali. La conta dei geni che popolano il Dna umano è stata ridimensionata nel corso degli ultimi anni, ma il giudizio sulla complessità genetica delle specie che abitano il pianeta Terra è, se possibile, diventato ancora più problematico. A cercare di far chiarezza nell`intricatissima mappa di interruttori molecolari, filamenti messaggeri di Rna e "bottoni" organici ci stanno pensando gli scienziati di Stanford, che hanno varato un ambizioso progetto on-line. Si chiama "Great", e oltre al nome, ha di "grande" la portata dell`investigazione scientifica: comprendere cosa accade oltre le linee d`ombra del Dna umano, in quelle "regioni oscure" che restano inesplorate, ma che potrebbero riservare più di qualche sorpresa sull`evoluzione della vita. E per farlo hanno messo sul web uno strumento accessibile da genetisti e biologi molecolari di tutto il mondo.
Il "Facebook del Dna" (all`indirizzo http://great.stanford.edu) punta a diventare un immenso bio-algoritmo in grado di calcolare miliardi di combinazioni possibili tra i diversi elementi che costituiscono il programma genetico di ogni forma vivente. Come? Seguendo uno schema insolito, che rovescia le linee di ricerca fin qui seguite. Solitamente, spiegano i ricercatori americani, chi studia il Dna è costretto a fermarsi in superficie. Ci sono centinaia di fattori di trascrizione conosciuti che controllano quello che un gene o più geni in combinazione tra di loro possono fare. In particolare quando e come metteranno in moto la tal proteina in grado di regolare, ad esempio, la secrezione di insulina o "semplicemente" il colore degli occhi.
L`analisi viene spesso circoscritta a zone ristrette del patrimonio genetico, soprattutto quando si lavora per lunghe sequenze di Dna e bisogna semplificare la ricerca, mappando geni e proteine che abitano vicini e ignorando quello che accade in periferia. Raramente si fa, invece, il percorso contrario per districare, in profondità, il reticolo di strade che portano verso il centro del fenomeno. Quello che sperano di fare i ricercatori di Stanford capitanati da Gill Bejerano. Per spiegare ai profani la loro missione si sono affidati ad una metafora culinaria. Se si entra in una cucina buia (come oscuro è il Dna), con il desiderio di prepararsi un toast, si può scegliere di andare a tentoni tra gli interruttori fino a trovare quello giusto, la leva del tostapane. Oppure farsi guidare fino all`obiettivo da una mappa precisa. Con la speranza di scoprire cose che prima di allora neppure si immaginavano.

di cosimo colasanto (03/05/2010)

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