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04-05-2010

Nemica depressione: le donne la temono più del cancro al seno


Attenzione alla tristezza e alla presenza di pensieri negativi, alla scarsa energia e alla debolezza fisica diffusa, alla difficoltà a concentrarsi e ad assumere decisioni, ai disturbi alimentari e del sonno. Sono questi i primi sintomi della depressione e sei donne su dieci in Italia, soprattutto residenti nelle grandi città, li hanno vissuti o conoscono donne che ne stanno soffrendo. E il 54% teme questo “male oscuro” perché lo ritiene incurabile, addirittura più del tumore al seno (24,2%). Se si va nello specifico delle terapie, la quota di “sfiduciate” sale addirittura al 78% tra le giovani dai 30 ai 39 anni fino all’80,1% delle donne tra i 40 e 49 anni. La percentuale resta alta anche tra le over 50 (70%): sono alcuni dei dati emersi da un’indagine su oltre mille donne presentata oggi a Roma dall’Osservatorio Nazionale sulla salute della Donna (O.N.Da) in occasione del convegno “Depressione: impariamo a combatterla”.

Dalla ricerca emerge anche che l’uso di farmaci convenzionali (complessivamente efficaci per il 60%, ma molto efficaci solo per il 15,9%) viene solo dopo terapia psicologica e gruppi di mutuo-aiuto, considerate le pratiche più efficaci rispettivamente nell’83,1% (nel 36% molto efficaci) e 75,2% (nel 27% circa molto efficaci) dei casi. Le donne, infatti, ritengono che i farmaci attualmente disponibili abbiano solo effetti limitati nel tempo senza risolvere le cause principali della depressione. E proprio chi conosce la malattia assegna un giudizio più basso rispetto a chi non l’ha mai incontrata. Numeri importanti, che denunciano un gap tra il livello di aspettativa delle donne e le cure farmacologiche oggi disponibili. Ed è anche per questo che temono il "male oscuro". La conoscenza dei sintomi, invece, è buona, ma può ancora essere migliorata: il 40,3% li sa riconoscere e sa quant’è importante agire tempestivamente. Il punto di riferimento rimane il medico di famiglia (29% delle donne) seguito dai famigliari (23%), psicologo (15%) e psichiatra (13%)

“La depressione è una malattia subdola – afferma Francesca Merzagora, Presidente di O.N.Da – che si insinua nella vita delle donne alienandola, in particolare nelle grandi città dove stress e impegni, a volte doppi o tripli, giocano un ruolo fondamentale. Nella nostra indagine si evidenzia infatti un problema nella gestione della malattia perché le donne prediligono il contatto umano e la cura psicologica dimostrando invece sfiducia nei confronti dei farmaci attuali. È in questo ambito che si deve lavorare, soprattutto spiegando che le cure sono utili se affiancate al medico di medicina generale, allo specialista e al sostegno della famiglia”.

“La malattia depressiva colpisce certamente più le donne degli uomini, con una prevalenza quasi doppia. E in modo diverso – spiega Massimo Biondi, professore ordinario di Psichiatria, Università La Sapienza di Roma –. Nella donna la depressione si presenta con sintomi di sofferenza diversi, con maggiore sensazione di paura ed ansia. Una donna su 10 ne soffre in modo importante nel periodo post-partum, mentre una quota consistente di donne ne soffre nel periodo peri e post menopausale. Almeno un 20% di donne ne soffre ciclicamente ogni mese su base biologica e ormonale, insieme a sintomi fisici per tutta la fase riproduttiva”.

“I dati della ricerca – precisa Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di Neuroscienze  A.O. Fatebenefratelli Oftalmico Melloni di Milano – sono il risultato di una non ancora corretta informazione sulle terapie. È opportuno dunque rivolgersi a centri specializzati in questo ambito così delicato. È anche vero, però, che esiste una psicofarmacologia di genere per cui le donne manifestano caratteristiche diverse nel tempo in relazione alla stessa molecola, che può avere maggiore o minore efficacia a seconda del ciclo di vita di una donna e maggiori effetti collaterali rispetto all’uomo legati proprio alla biologia stessa femminile e alle influenze ormonali. Tutti questi aspetti devono essere tenuti ben presenti quando si prescrive una terapia".

“Il medico di famiglia – afferma Raffaella Michieli, Segretario Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale (Simg) – svolge una funzione importante come punto di riferimento per le donne, come dimostrano i dati della ricerca. È un ruolo che si esplica nel riconoscimento dei sintomi, ma anche nel dare loro il giusto peso. Spesso, infatti, nel genere femminile le variazioni umorali legate agli ormoni possono portare a sottovalutare i segnali di un malessere ben più grave. Inoltre, il medico di famiglia deve seguire costantemente la paziente, convincerla a non interrompere le cure e monitorarla nel tempo. La collaborazione con lo specialista è indispensabile nei casi di una certa gravità”.