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Mal-di-schiena

Patologie della colonna:
italiana la prima terapia
a base di staminali

Curare le patologie dei dischi intervertebrali con le cellule staminali e senza far ricorso alla chirurgia: messa a punto dai medici della Unità Operativa di Neurochirurgia dell`Ospedale di Avezzano (L’Aquila) e dal Laboratorio di Neurobiologia Cellulare dell’Irccs Carlo Besta di Milano, la nuova metodica si basa sulla coltivazione delle cellule staminali all`interno del disco intervertebrale danneggiato per ripristinarne la crescita tissutale. La ricerca è unica al mondo nel suo genere: per la prima volta, infatti, sono state individuate cellule staminali all`interno del disco lesionato, struttura ritenuta finora priva del particolare tipo di cellule. Lo studio è in corso di pubblicazione, e sarà presentato a luglio al Congresso Mondiale di Montreal sulla Patologia Degenerativa Discale, occasione durante la quale verrà consegnato ai ricercatori il primo premio per la Ricerca 2010.
Chirurgia? No, grazie - "Il nostro studio mira a sviluppare un trattamento in grado di attenuare o risolvere la situazione degenerativa dell’area discale interessata, ristabilire la funzionalità neurologica e promuovere il recupero delle strutture direttamente in situ, senza intervento chirurgico", spiega spiega Rossella Rispoli, neurochirurgo dell`Ospedale di Avezzano che ha condotto la ricerca sotto la supervisione di Roberto Mastrostefano, responsabile dell`Unità Operativa di Neurochirurgia dell’Ospedale di Avezzano e in collaborazione con Eugenio Parati e Stefania Navone, rispettivamente direttore del dipartimento di Neuroscienze e ricercatrice del Laboratorio di Neurobiologia dell’Irccs Besta di Milano.
Prevenire la "cascata degenerativa" -
L`obiettivo dei ricercatori è arrestare allo stadio iniziale la "cascata degenerativa" del disco intervertebrale - che inizia con una discopatia degenerativa, cioè con la perdita delle proprietà ammortizzanti e stabilizzanti del disco, e porta poi a successivi stadi progressivi di gravità (ernia del disco, stenosi del canale lombare, spondilolistesi) - prevenendo così l’insorgenza delle evoluzioni più gravi della patologia. Le cellule staminali del disco intervertebrale vengono coltivate "in situ", ovvero all`interno del disco intervertebrale patologico, per permettere al tessuto rovinato di rigenerarsi: "I progressi compiuti negli ultimi anni in ambito biologico con la scoperta delle potenzialità di utilizzo delle cellule staminali hanno permesso lo sviluppo di tecnologie mirate al miglioramento della rigenerazione tissutale in vivo. Questo significa non solo ripristinare l’integrità e, dove possibile, la funzione del tessuto originario, ma anche stimolare attivamente la rigenerazione in situ, cioè la produzione in vivo di nuovo tessuto che replichi e sostituisca quello perduto".
Le terapie attuali -
Per contrastare la degenerazione discale ai primi stadi attualmente la terapia a disposizione è solo quella cosiddetta `conservativa`, basata principalmente sul calo ponderale, sull`utilizzo di busti di vario tipo e sull`assunzione di farmaci specifici. "Negli stadi successivi più gravi e sintomatici si può utilizzare solo la chirurgia, che spesso non è risolutiva, ma solo riparativa", precisa Rispoli.
Nel futuro anche le vertebre cervicali - La ricerca condotta dal team italiano è attualmente incentrata sulla cura delle patologie discali intervertebrali lombari, "che sono molto più frequenti di quelle cervicali - conclude la neurologa -. Abbiamo anche iniziato a `coltivare` dischi cervicali, ma per adesso preferiamo non rendere pubblico lo studio perché è ancora all`inizio".

di Miriam Cesta (05/05/2010)

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Commenti dei lettori

    • Francesco de Lorenzo18/05/2013
    • Sarebbe interessante per noi che speriamo in eroi come lei per riavere una vita dignitosa ad una età in cui sarebbe giusto avere informazioni e ulteriori aggiornamenti sugli studi ad oggi. Sperando in voi.......
    • Emiliano Arzenta13/01/2013
    • Ma quanto ancora dovremo aspettare?Sbrighiamoci ragazzi,forza che voglio andare di nuovo a ballare.
    • Tiziano Attanasio22/09/2010
    • spero che al più presto si possa utilizzare questa metodologia visto che sono stato operato di ernia qualche anno fa, per la precisione 12 anni è non ho avuto risultati siddisfacenti ed inoltre ho altre situazioni che stanno piano piano venendo fuori. non di meno mia moglie ha probblemi alle vertebre della cervicale. vi saluto calorosamente visto che mi state dando una speranza vi auguro di conseguire ancora successi nel breve periodo. un caloroso saluto Tiziano Attanasio
    • Paolo Friso25/08/2010
    • se la ricerca dovesse dare risultati positivi,sarebbe la soluzione di tutti i miei problemi.avendo già subito un intervento per esportare un`ernia discale e, trovarmi come prima,se non peggio.