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Papilloma virus: 60 mila abruzzesi riceveranno Test Dna

Nel mondo il cancro del collo dell`utero colpisce oltre 500.000 donne ogni anno e in Italia si registrano ogni anno circa 3.500 nuovi casi e 1.500 decessi. “Nonostante l’introduzione dei programmi di screening tradizionali abbia permesso una consistente riduzione dell’incidenza e della mortalità del tumore del collo dell’utero nei Paesi industrializzati, questa patologia continua a rappresentare nel mondo la seconda forma di cancro più diffusa tra le donne dopo il tumore al seno". A dirlo Cesare Gentili, promotore del Workshop Internazionale sulle Malattie del Tratto Genitale Inferiore, arrivato alla sua X edizione, che si apre oggi a Viareggio.
Il Test HPV sarà tra i protagonisti di questa edizione. Veneto, Lombardia e Piemonte hanno già attivi programmi di screening primario con test HPV HC2 al posto del tradizionale Pap test, che diventerà complementare, per confermare la presenza di eventuali alterazioni cellulari nelle donne con Test HPV positivo. In Abruzzo è invece partito a gennaio un programma pilota che coinvolgerà 60.000 donne tra i 25 e i 64 anni. “Con questo progetto ci proponiamo di valutare l’applicabilità e l’adattabilità del programma di screening con test HPV in uno scenario con diversa complessità e in un territorio già sottoposto a screening con metodologia tradizionale", spiega Claudio Angeloni, Coordinatore Regionale Abruzzo dello Screening del Cervicocarcinoma.
Le donne saranno invitate a sottoporsi al test HPV e, in caso di risultato negativo, l’intervallo per il nuovo appuntamento di screening sarà fissato a tre anni e con ogni probabilità potrà essere aumentato a cinque e sei anni, quando saranno acquisite tutte le evidenze sulla durata dell’effetto protettivo e aggiornate le raccomandazioni da parte del Ministero della Salute. Il Test HPV, basato sulla tecnologia molecolare HC2, permette di rilevare il DNA virale del papillomavirus, responsabile del tumore del collo dell`utero, e di individuare, grazie alla sua maggiore sensibilità, le anomalie cellulari precancerose che potrebbero evolvere in cancro, con grande anticipo rispetto al Pap test. "È importante spiegare che la positività al test - ricorda Angeloni - non rappresenta una malattia, ma semplicemente la presenza di un fattore di rischio, che richiede quindi controllo e attenzione”.

di cosimo colasanto
Pubblicato il 06/05/2010