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La genetica di Buzzati Traverso: una «lezione» americana

Il passato della genetica italiana aveva un futuro. E anche un luogo, in una insospettabile Napoli anni `50 che attirava ricercatori da tutto il mondo. Quel Laboratorio Internazionale di Genetica e Biofisica fondato da Adriano Buzzati Traverso con l`ambizione di farne una "Panisperna"della genetica, un sogno, o meglio, un "paradigma" dei difetti iscritti, verrebbe da dire, nel Dna della ricerca italiana, come ha spiegato Gilberto Corbellini, docente di Storia della Medicina all’Università di Roma La Sapienza nel corso di uno degli incontri del ciclo "S&E Scuola ed Eccellenza", organizzati a Roma dalla Fondazione Sigma Tau (prossimo appuntamento il 28 maggio dedicato a Giuseppe Levi). Sono gli stessi motivi per cui, mentre negli Usa la genomica ha fatto salti (non passi) da gigante e Craig Venter può annunciare oggi di aver dato vita alla prima forma cellulare sintetica, in Italia si conta il tempo perduto.
Il racconto di Corbellini è avvincente e amaro. Va in scena una parabola poco conosciuta ai più, animata da uno dei grandi scienziati del `900, che assume una valenza ancora più incisiva alla presenza del genetista Edoardo Boncinelli, che in quei laboratori "ha fatto la sua carriera". E che all`interrogativo-chiave sul "futuro interrotto" della genetica italiana risponde, "che sì, la Biologia dà sempre fastidio all`Ideologia".
Fratello dello scrittore Dino Buzzati, Adriano era uno spirito critico e liberale al tempo stesso, moderno in sintesi. "Sostenne un intenso confronto sulla stampa con le tesi dell`agronomo sovietico Lysenko", ricorda Corbellini, ripercorrendo il casus belli innescato dalle teorie lamarckiane di Lysenko ("rendere anche la Siberia un giardino") che si attirarono le simpatie di Stalin. Ci voleva coraggio, in quegli anni, a contestare l`egemonia di quel pensiero. Buzzati Traverso, nota Corbellini, ne mostrò da vendere. In questa e in altre occasioni. "E non esitò ad arruolare alcuni giovani studiosi che lo avevano aspramente criticato" rivelando che lo scienziato non era uomo facile alle ritorsioni personali. Partite vinte, altre perse. Successi, come quello di far arrivare a Napoli Watson e Crick, i padri del Dna.
Il meglio della biologia italiana passò per l`albero genealogico piantato da Buzzati Traverso. Dagli Usa - ed ecco il Sogno - avrebbe voluto importare il modello-ricerca: ricercatori ben pagati, spesso più dei colleghi universitari. Una cosa che non andò giù alle élite. "Per questo fu vittima di ostilità di carattere politico-accademiche che volevano colpire la sua autonomia, chiara anche nelle scelte amministrative ed economiche del Centro che dirigeva", spiega Corbellini. Epilogo: nel 1969 Adriano Buzzati Traverso fu costretto ad abbandonare il Laboratorio che aveva creato.
Quale la medicina-antidoto a tutto questo? Per Menotti Calvani, Vice Presidente della Fondazione Sigma-Tau, l`biettivo può esseree raggiunto solo con "la diffusione delle informazioni scientifiche, una loro vera `metastatizzazione`, l`allargamento del dibattito, perché si deve comprendere - conclude Calvani - che oltre a fornire sostegno per creare nuove conoscenze e strumenti, devo anche offrire il necessario per conservare un brevetto o premiare il merito e il lavoro dei ricercatori che hanno cooperato al raggiungimento della nuova conoscenza".
(aggiornato il 24-05-2010)

di cosimo colasanto
Pubblicato il 21/05/2010

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