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Dolore, la legge e i tabù: 1 paziente su 3 sopporta «E ora il monitoraggio»

TRE PAZIENTI SU 4 IGNORANO ESISTENZA CENTRI
Trovare sollievo al dolore, ancora un labirinto per molti pazienti affetti da malattie croniche. Un cittadino su tre attende mesi o anche anni prima di parlarne ad un medico. In quasi un terzo dei casi (29%), poi, il dolore viene sopportato, sottovalutato oppure curato attraverso antidolorifici (23%). Oltre la metà dei pazienti (53%) deve consultare dai 2 ai 5 medici prima di giungere ad un Centro specializzato per la cura del dolore. Sono i dati dell`indagine  "Non siamo nati per soffrire", condotta da Cittadinanzattiva- Tribunale per i diritti del malato, che alla vigilia della Giornata nazionale del Sollievo, nell`anno in cui il Parlamento ha approvato una legge tanto attesa, la 38/2010, offrono uno spaccato sulle difficoltà che ancora incontrano i pazienti non oncologici nell`accesso ai centri, ai farmaci e alle terapie del dolore.
Scarsa informazione, poco tempo -  E proprio il rapporto con il medico di famiglia è riconosciuto come centrale nel percorso per la gestione del dolore: il 35% dei cittadini dichiara di rivolgersi in prima istanza ad esso per identificare il problema, ma per un cittadino su tre (37%) il consulto non dura più di 5 minuti e per un altro 20% non va oltre i 10 minuti.
"Il loro è un ruolo fondamentale" che va valorizzato "attraverso una formazione" specifica, ha affermato  Antonio Tomassini, presidente della Commissione Igiene e Sanità del Senato intervenendo alla presentazione, "perché il medico di famiglia è il primo a cui si rivolge chi è affetto da dolore cronico"
Farmaci e Centri - Il 95% dei medici dichiara di prescrivere farmaci oppiacei, di ritenerli efficaci (98%) e di informare sulle controindicazioni (97%). Le dichiarazioni dei pazienti in cura mostrano, però, delle disparità regionali. Al Nord dichiara di averli ricevuti 1 su 2 (il 52%), al Centro il 42%, al Sud solo il 25%. Assai scarsa l’informazione sui Centri di terapia del dolore esistenti: l’80% dei medici non ne segnala, il 75% dei pazienti con dolore cronico non li conosce. Nel 53% delle Asl non esiste un sistema informativo sull’esistenza di tali servizi.
E adesso il monitoraggio - È una legge che "fa ben sperare", ma a vincere è "la scarsa informazione e un approccio culturale inadeguato nella cura del dolore cronico non oncologico", ha detto Giuseppe Scaramuzza, vicepresidente di Cittadinanzattiva. "Il nostro impegno, in coincidenza con i trent’anni del nostro Tribunale per i diritti del malato, - ha continuato - sarà di valutare l’applicazione della legge ed informare i cittadini che non soffrire è un loro diritto”.
Cultura e formazione - "Una legge ottima", dice Guido Fanelli, Coordinatore della Commissione Terapia del Fanelli, Dolore e Cure Palliative del Ministero della Salute, "ma solo il 30% dei medici la conosce". Un esempio? "I cittadini non sanno che quando entrano in ospedale hanno il diritto di chiedere che venga indicata sulla cartella la quantità di dolore e la terapia seguita per diminuirlo".
"Nonostante una tra le migliori leggi a livello europeo" ci sono evidenti "retaggi culturali e ancora molti pregiudizi da superare" per la lotta al dolore cronico, ha detto Marina Panfilo, Direttore Affari Istituzionali di Pfizer Italia, dalla cui collaborazione è nato il tavolo di lavoro a cui hanno partecipato rappresentanti di associazioni di pazienti, "ma quello che sorprende - ha concluso Panfilo - è la forte motivazione dei pazienti, spesso costretti a sopportare da soli costi molto alti" per liberarsi dal dolore cronico,

di cosimo colasanto
Pubblicato il 27/05/2010